Viterbo – Il sindaco dice: “Abbiamo abbassato l’imposta di soggiorno”. Filippo Rossi risponde: “Ma che ce frega…”. Il consiglio comunale discute la riduzione dell’imposta per i gruppi, ma per Rossi: “È il passatempo di una sera”.
La vice sindaca Luisa Ciambella, Giuseppe Fioroni si spendono tanto per Experience Etruria, fatica sprecata per il consigliere Viva Viterbo: “Gli Etruschi sono seghe mentali, non gliene frega niente a nessuno”.
Filippo Rossi raramente partecipa alle sedute di consiglio comunale e ancor meno interviene. Quelle rare volte, si rifà con gli interessi e qualcuno, magari, rimpiange d’averlo chiamato a fare numero. Ieri è stata una di quelle volte. Sono passate le 20, si discute dell’imposta di soggiorno. La proposta dell’assessora Sonia Perà, di abbassarla a gruppi superiori a venti.
A Rossi non pare vero di poter intervenire. Il tema è il turismo, la sua materia. È preparatissimo. A partire dalla tassa. “Questa riduzione è il passatempo di una sera – osserva Rossi – incide per seimila euro. Il sindaco Michelini dichiara: l’abbiamo abbassata. Ma che ce frega se l’abbiamo abbassata. La pagano quelli che vengono da fuori”.
Il primo cittadino è scuro in volto. Non proferirà parola per il resto della seduta. Seppure sollecitato. Scena muta. Rimandato in turismo a settembre, dopo santa Rosa.
“L’imposta di soggiorno va usata per aumentare il turismo – tuona Rossi – come? Inventandosi un grande carnevale a Viterbo, o un San Pellegrino in Fiore degno di nota, raddoppiando i finanziamenti”. Chi l’ha organizzato finora, sentitamente ringrazia.
“Manca il coraggio, perché qualcuno pensa che per aumentare il numero di turisti. bisogna sistemare i bagni pubblici. Ma a quelli dovrebbero pensarci i Lavori pubblici, senza manco dibattere”. Gianluca De Dominicis (M5s) colpito, ma non affondato. Ha le cuffie. Si rifiuta di ascoltare Rossi. È lui ad avere proposto di buttare l’imposta nei cessi.
Il turismo, quindi: “Nessuno investe in un turismo che sia moderno – prosegue Rossi mentre la sala del consiglio è stranamente silenziosa – non è il Colosseo, oggi, che fa muovere la gente. Lo vedono su internet”. E se il Colosseo non attira, figurarsi gli Etruschi.
“Gli Etruschi – prosegue Rossi – sono seghe mentali. Non gliene frega niente a nessuno, non spostano turisti. Perché Roma è agli ultimi posti del turismo europeo? Perché è una città morta, in un’Italia morta. Continuiamo ad accontentarci delle nostre rovine. Intellettuali e psicologiche”.
Figurarsi se in questo disastro si possono salvare Viterbo e piazza San Lorenzo. “Io criticavo il Plus di Marini, perché l’ascensore serve per far salire gente al duomo ma non porta turismo. A piazza del Duomo non c’è niente. Ma voi ci andreste? La gente viene, la vede… sì è bella, vabbè, ciao. Manco un caffè. Il turismo è industria”. Di cui il primo azionista deve essere il pubblico.
“Non può essere un bed and breakfast o un bar – prosegue Rossi – il primo investitore deve essere il pubblico. Che investe sul carnevale, sulla Pasqua, sulla primavera, su San Pellegrino in Fiore. Sono contro le rotatorie perché non portano ricchezza. Riaprire una torre, sì. Pure se ci salgono in pochi. Perché si crea mitologia”.
C’è l’esempio. “Il luogo più affollato d’Italia è il balcone di Giulietta e Romeo. Una stronzata che non esiste. Noi invece che facciamo? Investiamo sui bagni. Roba da sfigati. Da Roma cosa diranno? Ho saputo che a Viterbo hanno bagni pubblici belli e puliti, andiamoci”.
Rossi è un disco rotto. “Dico sempre le stesse cose, qui o su Facebook. Dobbiamo volare alti, investire. Attappare meno buche e più monumenti. Anche andando contro l’uomo della strada. Che ha il diritto di dire cose sbagliate. Anche io quando sto fuori le dico. Ma politicamente non va rincorso. Bisogna investire di più e fare un bilancio politico, spostando risorse da una parte all’altra. Invece stiamo qui inutilmente”.
L’intervento “gradito e sgradito” come lo definisce Sergio Insogna, si chiude. Giacomo Barelli, assessore Viva Viterbo che Rossi assolve, approva e sottoscrive in larga parte le parole del suo consigliere. “Con quel poco che abbiamo – osserva Barelli – abbiamo fatto il massimo. Il Turismo è la Cenerentola dei settori e non da oggi”.
Anche se Giulio Marini rimprovera all’amministrazione Michelini, d’avere speso male i proventi dell’imposta di soggiorno. “Con 150mila euro – precisa Marini – avete finanziato iniziative di spesa corrente. Potevate accendere un mutuo, usarli per riaprire la torre civica, che è una mia battaglia, tra l’altro”.
Si ritorna al punto di partenza. Il taglio alla tassa di soggiorno per i gruppi. È approvata, ma a maggioranza, 14 a 13, con i consiglieri Viva Viterbo che si astengono, Arduino Troili (Pd) contrario, insieme all’opposizione.
Il dibattito si chiude, con un tremendo dubbio che pesa sull’amministrazione Michelini: “Se viene Carlo d’Inghilterra a vedere la macchina di santa Rosa – profetizza Gianluca De Dominicis – auguratevi che non gli serva un bagno…”.
Giuseppe Ferlicca
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