Viterbo – “Scelgo Renzi perché è riuscito a far votare il Natale ai tacchini…”. Un premier e un segretario Pd possibile per dare corpo all’impossibile. Sandro Mancinelli ha le idee chiare sul perché sostenere alle prossime primarie l’ex presidente del consiglio, rispetto a Orlando ed Emiliano.
Le spiega con una metafora all’incontro organizzato al Borgo di Bagnaia, insieme al consigliere comunale di Viterbo Francesco Serra e al collega di Civita Castellana Paolo Aleandri e con l’intervento della deputata Titti Di Salvo, della commissione lavoro Camera dei Deputati. Modera il direttore di Tusciaweb, Carlo Galeotti.
“Voglio votare Renzi per la capacità di trasformazione che rappresenta – continua Mancinelli – perché i valori dello sviluppo, saldati a una sinistra democratica, io altrove non li vedo”.
Paolo Aleandri ricorda come l’ex sindaco di Firenze sia stato la novità nella politica per la sua generazione. Poi qualcosa si è incrinato. “Ma oggi – sostiene Aleandri – molti si rendono conto che molto di quello che andava dicendo era giusto C’è un entusiasmo, seppure diverso, rispetto al passato”.
Si vota per un segretario di partito, ma in gioco c’è altro. “Il punto è la crescita del nostro paese. Solo Renzi al governo riuscirà a risolvere i nostri problemi”.
In sala si vedono consiglieri comunali, Volpi, Troili, l’assessore Delli Iaconi, qualche esponente i partito e diversi cittadini. Un centinaio i presenti.
All’incontro, con un’esperta di lavoro, il dibattito vira su un tema di forte attualità, l’abolizione dei voucher.
“Il referendum – spiega Titti Di Salvo – si è deciso di non farlo, non è questo il momento di dividere ulteriormente fra sì e no.
I voucher sono nati per retribuire lavoro occasionale non strutturale. Se l’impresa ha bisogno di lavoro in tanti giorni, tutti i mesi, non è lavoro occasionale. Esiste il lavoro a chiamata, ad esempio. Poi, possiamo sederci attorno a un tavolo e studiare nuove soluzioni”.
Ma sul lavoro, il dibattito va oltre il voucher sì, voucher no. “Va ridotto il costo del lavoro – spiega Serra – questo deve essere il vero obiettivo. Assumere oggi è gravoso per un’impresa e il grosso non è la retribuzione che va al dipendente”.
Tornando alle primarie, invece: “La leadership non basta – osserva Di Salvo – ci vuole una squadra, un gruppo dirigente ed è l’idea che presentiamo con questa mozione, Renzi – Martina. Il Lingotto è stato un punto di svolta concreto. Anche Renzi, in tre anni, da segretario e presidente è maturato, le situazioni cambiano”.
Un sì a Renzi, che va oltre il partito. “La posta in gioco non è il Pd- incalza Mancinelli – se avessimo dovuto eleggere un segretario ce la saremmo giocata all’interno delle sezioni. La nostra idea è per il paese, una leadership chiara.
Orlando ed Emiliano parlano del nuovo Ulivo, riaggregare attorno a un sistema che torna indietro, al proporzionale. Una stagione già vista”.
C’è chi guarda al proporzionale, perché c’è il “rischio” che si torni al proporzionale. Con una legge elettorale che favorisca la frammentazione.
“Ma noi dobbiamo evitare – sostiene Serra – che si vada a votare col proporzionale. Se dovesse tornare in campo, non avrebbe più senso nemmeno il Pd. Perderebbe l’unico motivo per cui esiste. E noi dobbiamo dirlo, non solo nelle sezioni, ma anche in occasioni come questa, dove le persone si avvicinano”.
Aleandri torna al risultato ottenuto alle Europee e alla capacità di coinvolgere il mondo dell’associazionismo, gruppi e comitati. Uno spirito che per il consigliere è ancora vivo.
“Orlando guarda al maggioritario – osserva Di Salvo – ed Emiliano è molto contiguo con i 5 stelle. Propone un dialogo con loro, ma il Pd è alternativo. Noi diciamo no al reddito di cittadinanza, semmai vogliamo il lavoro di cittadinanza”.
Un passaggio, per chiudere, su Viterbo. “Dopo i congressi passati – conclude Mancinelli – ci siamo tenuti fuori dalle beghe di partito. Volutamente. Oggi dobbiamo rientrare in campo.
Più avanti si aprirà la fase del congresso provinciale e cercheremo di esserci. In un partito non aperto, ma apertissimo. In cui le idee circolino”.
Giuseppe Ferlicca
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