Viterbo – Renzi, perché la sua idea di partito è ampia e inclusiva e rispetto a Orlando la cui battaglia è più di contenimento. Primarie Pd, l’ex assessore provinciale Antonio Rizzello decide di schierarsi, perché anche nella Tuscia serve guardare avanti. Più che alle mura di una città, alle sue porte. Più che a un elemento di divisione, a uno d’inclusione.
Dopo avere ricoperto ruoli di primo piano, si messo su posizioni defilate. Adesso torna in prima persona, sostenendo la mozione Renzi alle primarie. Come mai?
“Il concetto di defilato è soggettivo – spiega Rizzello – a un certo punto ho ritenuto che fosse giusto, come nel partito ci fosse un ricambio, con figure nuove che stavano crescendo. In modo sereno ho lasciato spazio a un gruppo dirigente che si sta affermando e crescendo. Oggi il mio rientro, chiamiamolo cosi perché non sono mai uscito, è legato alla fase che vive il Pd. Il partito si trova dinanzi a un bivio importante, per svolgere quella funzione per cui è nato”.
Ovvero?
“Il governo della società in un’ottica riformista, capace di raccogliere le diverse istanze, in modo concreto. Non penso che il lavoro iniziato dieci anni fa, possa andare disperso solo perché sono stati commessi errori. Perché ne sono stati fatti. Oggi serve un impegno verso un progetto che vedo maturo. Per questo ho ritenuto, seppure da una posizione non di primo piano, di voler dare il mio contributo”.
Perché Renzi e non Orlando o Emiliano?
“Il Pd nasce con funzione storica precisa, fare da contenitore. Oggi è prevalente il concetto di società liquida. Ma essendo tale, necessita di un contenitore. Altrimenti un liquido va disperso. Un contenitore che sia il più largo possibile. Questa società ha bisogno di un partito inclusivo, in grado di superare i particolarismi e mettere mano alle riforme nel suo complesso. Negli anni, riforme ne sono state fatte, ma a singoli comparti. È l’insieme di cui va tenuto conto, un orizzonte che sia il più ampio possibile. In Renzi io questa prospettiva la vedo. Meno nelle altre mozioni. Con profondo rispetto per Orlando, ottimo ministro, penso che la sua sia più una battaglia di contenimento, che non di rilancio”.
Che Pd si aspetta con l’eventuale vittoria di Renzi?
“Una maggiore collegialità e un partito non più ancorato al secolo scorso. Oggi la società è cambiata, come molteplici sono le sensibilità e le istanze. Il Pd deve riuscire a tenere insieme chi si iscrive provenendo da storie diverse e sceglie di aderire a un progetto, ma pure chi non se la sente d’impegnarsi con la tessera, ma lo fa in altre forme”.
A Viterbo, a sostegno di Renzi siete in buona compagnia, sinistra del partito, renziani della prima ora, Popolari. Convivenza semplice?
“La presenza di anime o storie differenti non crea particolari disagi, se tutti siamo per un partito riformista, inclusivo e aperto a culture diverse. Tutti con pari dignità. Non posso immaginare d’aderire a un movimento plurale e poi pensare d’esserci solo io. Il rispetto reciproco è fondamentale, senza forme di sudditanza, pur nella dialettica. In passato sono state fatte spesso sintesi, ma al ribasso. Renzi, al contrario, vuole alzare l’asticella. Se riusciamo anche a Viterbo in questo percorso, direi che la convivenza si riduce a quello che deve essere, normale dialettica”.
Nella Tuscia il Pd gode di buona salute o qualche acciacco ce l’ha?
“Il gruppo dirigente sta lavorando molto bene . Questo, rispetto ad altri dove anche io ero più direttamente coinvolto, ha permesso una crescita. Senza nascondersi che a Viterbo come altrove, il Pd ha i suoi problemi. Le pulsioni populiste che arrivano dalla politica o quelle personalistiche si fanno sentire, ma è pur vero che anche nelle difficoltà, abbiamo cinque parlamentari e due consiglieri regionali. Lavorano, e bene per il territorio. Governiamo Viterbo, Tarquinia, Civita Castellana e altri centri importanti. La strada mi sembra quella giusta. Adesso serve un ulteriore scatto in avanti”.
Che tipo di scatto?
“Non basta più governare la quotidianità, anche se benissimo. Serve ampliare l’orizzonte, capire che siamo connessi. Non c’è solo Viterbo. Io, più che alle mura, guarderei alle porte. Non un elemento di separazione, ma uno di comunicazione. È questa la nostra scommessa per il futuro. Altrimenti il mondo ci supera”.
Giuseppe Ferlicca
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