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Viterbo - Rosanna Schiralli, direttore scientifico del Festival dell'Educazione, chiede a famiglie, istituzioni e operatori sanitari di intervenire

“Bullismo, gli adulti inizino a fare qualcosa…”

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Viterbo - L'aggressione a valle Faul

Viterbo – L’aggressione a valle Faul

Rosanna Schiralli

Rosanna Schiralli

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Esattamente nel momento in cui a Palazzo Gentili, durante la terza edizione del festival nazionale dell’educazione, si stavano premiando le scuole vincitrici del concorso “Metti il bullo nella Rete“, nella sottostante Valle Faul andava in scena un pestaggio in piena regola di una ragazzina.

Il video, come sembra ormai essere di moda, è stato subito pubblicato sul web.
Le urla dei ragazzi intorno e il rumore agghiacciante dei ceffoni, mentre qualcuno sta cercando di sottrarre la ragazzina alla violenza del compagno aggressore, costituiscono la base sonora del video.

I ragazzi sono alunni di una scuola secondaria di primo grado di Viterbo.

Presso la sala conferenze dell’amministrazione provinciale di Viterbo invece altri ragazzi, ragazze e bambini dibattevano con passione e tanta tenerezza sul problema del bullismo e della violenza.
Due scenari così diversi a soli duecento metri di distanza. Che dire?

Forse è giunto il momento che gli adulti inizino a pensare di fare qualcosa: la scuola, le famiglie, le istituzioni politiche e amministrative, gli operatori della salute pubblica dovrebbero, insieme, rimboccarsi le maniche per affrontare un fenomeno, quello del bullismo in tutte le sue espressioni, che sta ormai espandendosi in modo preoccupante fuori e dentro le scuole. 

Eppure al Festival dell’Educazione i grandi assenti erano proprio loro: gli adulti, le istituzioni (scuole comprese, presenti davvero in poche), gli operatori sanitari. Tanti giovani, giovanissimi e bambini accompagnati da pochi adulti, quasi che il bullismo e le forme di violenza tra ragazzi non riguardasse Viterbo; quasi che Viterbo fosse immune; quasi che ci fosse una sorta di benedizione “permanente” a rendere buoni i nostri rampolli. E invece no. 

All’ombra del Palazzo dei Papi sabato pomeriggio andava in onda un pestaggio in piena regola: di giorno. E poi il video, che corre ancora sul Web.



Ed è fresca la notizia di un ventisettenne, sempre nel Viterbese, preso a cazzotti in faccia da otto ragazzi fuori dalla discoteca senza un motivo preciso.

Gli episodi di prevaricazione e violenza tra coetanei, come la cronaca ci indica, purtroppo si moltiplicano diffondendosi a macchia d’olio.

Al Festival, giunto quest’anno alla sua terza edizione, si è parlato di buone pratiche per combattere il bullismo; si è dibattuto di come attivare tra docenti e alunni i migliori canali di comunicazione per sviluppare solidarietà, cooperazione, empatia.

Sì, perché se non insegniamo ai bambini e ai ragazzi l’empatia, vale a dire se non sviluppiamo e alleniamo la capacità di mettersi nei panni dell’altro, in modo da sentire quanto l’altro sente prevedendo le conseguenze sull’altro delle nostre parole e delle nostre azioni, non si potrà mai prevenire né risolvere il problema del bullismo, del cyberbullismo e della violenza in generale tra i giovani e i giovanissimi.  

Questo soprattutto è stato rimarcato nei quattro giorni di festival. Questo è stato chiesto a gran voce dagli alunni agli adulti che dovrebbero occuparsi di loro e della loro crescita. Ma di genitori, psicologi, medici, dirigenti scolastici soltanto sparute presenze. Di politici e amministratori nessuno.

Chissà cosa avranno pensato quei tanti alunni e studenti intervenuti invece a centinaia? Le loro proposte e i loro lavori sono stati commoventi; il gruppo che è risultato vincitore vedrà la propria proposta di legge pubblicata su Focus Junior e recapitata direttamente nelle mani della ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli, unica personalità del mondo politico che ha inviato un messaggio a tutti i ragazzi.

Rosanna Schiralli
direttore scientifico del Festival dell’Educazione


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5 aprile, 2017

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