Tarquinia – Corruzione in Regione, indagini sul litorale della Tuscia. Al centro delle indagini Maurizio Venafro, l’ex capo di gabinetto di Zingaretti, e una consulenza da 72 mila euro mai svolta. Un «trucco» di cui avrebbe beneficiato (per 54mila euro) anche Giuseppe Cionci, tesoriere delle campagne elettorali del governatore. Nei guai anche l’ex assessore Croppi.
A darne notizia il Corriere della Sera, che scrive: “Da un rivolo del fiume Marta a Tarquinia fino alla cantina dell’imprenditore Fabrizio Centofanti. Viaggia su canali non convenzionali la presunta tangente da 72mila euro che avrebbe intascato Maurizio Venafro, ex capo di gabinetto di Nicola Zingaretti alla Regione, dietro un giro di false fatture su una consulenza mai svolta”.
“Un ‘trucco’ – prosegue il quotidiano – di cui avrebbe beneficiato (per 54mila euro) anche Giuseppe Cionci, tesoriere delle campagne elettorali del governatore. Centofanti sarebbe a capo di una associazione a delinquere finalizzata a riciclaggio, ricettazione, frode fiscale e appropriazione indebita aggravata dall’abuso di relazioni d’ufficio che coinvolge con le stesse accuse anche l’ex assessore alla cultura in Campidoglio, Umberto Croppi”.
“Lo scambio di favori contestato a Venafro dai pm Giuseppe Cascini, Stefano Fava, Luca Tescaroli e dall’aggiunto Paolo Ielo è una sorta di accordo postdatato – spiega il quotidiano – la Energie Nuove di Centofanti si aggiudica nel 2014 tramite la controllata Da.Gi. srl la realizzazione di concessioni di derivazione d’acqua per uso idroelettrico del fiume che attraversa il viterbese ‘in un procedimento – si legge nel decreto di perquisizione – segnato dall’assenza di procedura a evidenza pubblica in un periodo in cui l’indagato è ancora capo di Gabinetto’. In seguito, in ‘un nesso di immediata successione temporale’, Venafro, perso il posto in Regione per l’inchiesta Mafia Capitale (assolto in primo grado) viene ricompensato nel 2015 ‘con utilità economiche connesse a una consulenza fittizia’”.
“Il funzionario – scrive ancora il Corriere della Sera – trova infatti un contratto con la Cosmec srl di Croppi, anche questa legata a Centofanti, in virtù del quale percepisce 72mila euro. ‘Un rapporto consulenziale contrattualmente assai generico’, secondo l’accusa, in cui spiccano ‘l’assenza di evidenze della esecuzione delle prestazioni, la asimmetria tra il soggetto sottoscrittore del contratto e il soggetto per conto del quale il contratto sarebbe stato eseguito, il nesso esistente tra l’attività svolta dal Venafro e la stipula del contratto’. Tutti elementi ritenuti idonei a giustificare le perquisizioni effettuate anche nelle province di Catania, Messina, Torino, Firenze, Bologna, Ravenna, Milano, Varese e Trento in cerca di riscontri. Anche perché l’intreccio societario sospetto segnalato sui flussi finanziari dalla Uif della Banca d’Italia, da cui è nata l’indagine, ha trovato conferma nella perquisizione di metà marzo effettuata dai finanzieri del nucleo di polizia tributaria a casa di Centofanti”
“In cantina c’era documentazione che proverebbe un ‘uso promiscuo di uomini, mezzi e uffici da parte di alcune delle società’, riconducibili all’imprenditore, a sua moglie o ai figli. Dello stesso schema di cui avrebbe beneficiato Venafro si sarebbe avvantaggiato Peppe Cionci, 54mila euro di false fatture per un contratto di consulenza ‘generico e incoerente’, basato su ‘l’assenza di evidenze attestanti la prestazione concretamente effettuata’. Perquisite le sue quattro societa di comunicazione: Azienda pubblicità riunite, Cinque editore, Scomunication, Gestione e Qualità.
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