Viterbo – “Fisicità imponente e maestosa per alcuni attribuile a Michelangelo”. Lo storico dell’arte Claudio Strinati “dipinge” un quadro della scultura del Cristo portacroce di Michelangelo, di solito conservato nel monastero di san Vincenzo a Bassano Romano, e che ora si trova in mostra a Londra, alla National gallery, con la Pietà di Sebastiano del Piombo.
Sulla paternità dell’opera ci sono diverse tesi. Strinati ne parla.
“E’ una scultura che è stata scoperta in tempi recenti – dice lo storico dell’arte Strinati – perché, per lo meno, nessuno vi si era mai soffermato. Poi, grazie alla professoressa Silvia Danesi Squarzina si è riaccesa l’attenzione.
Lei ritenne che si trattasse di una prima versione che Michelangelo ha eseguito col soggetto di un Cristo che porta la croce e gli strumenti del martirio, e la cui redazione definitiva si trova a Roma nella chiesa di santa Maria sopra Minerva.
La tesi della studiosa è quindi che l’opera, di solito conservata a Bassano Romano e di cui non c’erano precise informazioni, fosse appunto un’opera di Michelangelo eseguita per la chiesa della Minerva a Roma. Come se ne avesse fatto due redazioni”.
Più in particolare sull’opera: “E’ estremamente monumentale – continua lo storico dell’arte -, elemento tipico di Michelangelo, che è un artista che ha sempre messo, nelle sue creazioni, una grande energia. Anche dal punto di vista corporeo, la statua ricorda quelle dell’antica Grecia che raffigurano eroi o atleti con una fisicità imponente e maestosa. Molto bella”.
Quindi sulla paternità dell’opera: “Alcuni studiosi hanno detto che questo elemento è la conferma che l’autore sia di Michelangelo. Non abbiamo, però, testimonianze precise o antiche che ce lo confermino. E’ una supposizione moderna fondata su elementi molto solidi riguardo allo stile.
Secondo altri studiosi, però, proprio questa forza e potenza fisica, ma anche il modo in cui la statua è plasmata e scolpita in modo molto raffinato e maestoso, in realtà, proverebbe che non si tratta di Buonarroti, ma di un autore più tardo. Anni fa un insigne studioso sostenne la tesi per cui la statua non è precedente a quella che poi oggi si trova nella chiesa della Minerva, ma successiva e fatta a imitazione di Michelangelo. Quindi non da lui, ma da un autore del ‘600 formatosi nella scuola del Bernini.
Tesi che sono giustificate dal fatto che non è possibile stabilire, con strumenti scientifici, una data precisa, perché pur analizzandola con metodi tecnologicamente avanzati, la differenza di un centinaio di anni non viene rilevata. Per questo, alcuni hanno detto che non sia di Michelangelo, ma una derivazione posteriore. La verità è che nessuno è in grado di dirimere questa questione”.
Strinati si sofferma ancora sulle caratteristiche. “Resta il fatto – dice lo storico – che si tratta di una statua di grande bellezza, che ricorda lo stile impetuoso e grandioso di Michelangelo. Un’opera di notevole valore e molto significativa nell’ambito della mostra che si sta facendo adesso a Londra, anche se, indubbiamente, non certissima nella sua attribuzione”.
Infine, sulla sua valorizzazione. “La statua non era conosciuta, perché nessuno mai l’aveva messa in evidenza, se non, appunto, ultimamente. Servirebbe promuovere questa tesi dell’attribuibilità a Michelangelo e promuovere l’opera stessa mettendola a sistema con le ricchezze che si trovano a Bassano, a partire dal palazzo Odescalchi, che, di per sé, è importante dal punto di vista artistico e del costume italiano, essendo legato a un film di Fellini. Dunque – conclude Strinati – non dovrebbe essere difficile inserire, in tutto ciò, anche una visita alla statua del probabile Michelangelo”.
Paola Pierdomenico
– Un Cristo di Michelangelo custodito nel cuore della Tuscia…
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