Fabrica di Roma – Riceviamo e pubblichiamo – L’uso sia proprio che improprio di fitofarmaci e diserbanti sta trasformando il territorio del Viterbese, in quella che è ormai una monocoltura intensiva come quella della nocciola diffusa in tutto il territorio e delle cui rendite se ne beneficiano, in molti casi solo una frazione della locale cittadinanza.
Rendite, intese come resa per ettaro, tra l’altro molte elevate e che resterebbero sempre molto superiori a quelle di qualunque altra coltura anche con il biologico.
Quante volte ciò che era permesso in passato si è rivelato poi un disastro ambientale? Agendo nei limiti della legalità, il lago di Vico, quello che era una perla di bellezza, nonché il principale bacino idrografico della zona, si è trasformato in una “fogna” e lo resterà per i tempi a venire.
In considerazione delle preoccupazioni e della sensibilità sempre più diffusa dell’opinione pubblica su questo tema e degli strumenti tecnologici con i quali è relativamente semplice coagulare l’attenzione della popolazione, l’idea è quella di creare una pagina sui social network per ogni comune, il fine è quello di far “accettare” la proposta sotto indicata ai candidati a sindaci nelle elezioni politiche, in parole povere deve passare la linea che chi inserisce nel proprio programma la proposta, ha l’appoggio di un numero di votanti che il più delle volte costituirebbe l’ago della bilancia.
La proposta è quella di sottoporre, a livello comunale, la cittadinanza tutta a una consultazione referendaria (disciplinando lo strumento referendario preventivamente nello statuto comunale).
Il territorio non appartiene né a chi ne trae beneficio esclusivo, né tantomeno alle multinazionali, ma ai cittadini che lo abitano, a loro e solo a loro deve essere rimessa la decisione di cosa vogliono per sé e per le generazioni future.
Il territorio comunale, le aziende che operano nell’ agroalimentare, gli immobili, possono trarne enormi benefici economici; la costituzione di un marchio che certifica in maniera innovativa tutto questo, a livello di marketing è un’ operazione a costo zero e dai margini di profitto potenzialmente altissimi
In termini di fattibilità, c’è un precedente, è avvenuto nel comune di Malles in Val Venosta, (dove avevano lo stesso problema con i meleti) a seguito della quale si potrebbe vietare l’uso di fitofarmaci e diserbanti e costituire comuni “Biologici e sostenibili” nonché un modello “contagioso” con cui anche le amministrazioni “indifferenti” dovranno confrontarsi sulla spinta, dal basso, dei propri cittadini che credo non verrà meno.
Fabio Balzerano
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