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Viterbo - L'attaccante della Lazio all'università della Tuscia per la giornata di studio “Great green wall”

Keita Baldé dà un calcio alla desertificazione

di Samuele Sansonetti
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Viterbo - Keita Baldé Diao all'università della Tuscia

Viterbo – Keita Baldé Diao all’università della Tuscia

Viterbo - L'aratro Delfino presentato all'università della Tuscia

Viterbo – L’aratro Delfino presentato all’università della Tuscia

Viterbo - Keita Baldé Diao all'università della Tuscia

Viterbo – Keita Baldé Diao all’università della Tuscia

Viterbo - Keita Baldé Diao all'università della Tuscia

Viterbo – Keita Baldé Diao all’università della Tuscia

Viterbo – Un calcio secco alla desertificazione in Africa.

A darlo e ovviamente in maniera simbolica è stato Keita Baldé Diao, attaccante della Lazio che in mattinata ha partecipato alla giornata di studio “Great green wall” organizzata dall’università della Tuscia (fotocronaca – slide).

Assieme al senegalese, sceso in campo sabato pomeriggio nel 2-1 che i laziali hanno rifilato al Sassuolo, anche altri biancocelesti più giovani e sempre originari del Sahel.

Proprio a quest’area è stata dedicata la mattinata, svoltasi al polo di Agraria e durante la quale è stato presentato l’aratro Delfino, creato dall’agronomo Venanzio Vallerani e attualmente prodotto dal gruppo Nardi. Si tratta di una macchina speciale, capace di scavare buche a semiluna nei campi e farvi depositare l’acqua piovana in grado di far germogliare i semi.

Subito dopo la manifestazione si è spostata in aula del Consiglio recentemente dedicata a Carlo Perrone Pacifico, dove i calciatori hanno donato una maglia del Senegal all’università prima di assistere agli interventi dei relatori che hanno presentato il progetto “Great green wall”.

Un’iniziativa, quest’ultima, a cui partecipano anche l’Unione africana, la Fao e l’Unione europea e che è volta a fermare il degrado in una delle regioni più difficili del pianeta, promuovendo l’uso sostenibile della terra ed evitando al contempo l’immigrazione clandestina.

“Sono felice – ha spiegato Keita – perché è bello sapere che in Europa ci sono disponibilità e voglia di aiutare i nostri paesi. L’idea è interessante così come il progetto, per noi è un piacere essere qui”.

Samuele Sansonetti


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3 aprile, 2017

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