Viterbo – E’ il 25 aprile, festa della Liberazione.
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72 anni fa si chiudeva in Italia il ventennio fascista e la seconda Guerra mondiale. E questa mattina Viterbo si è svegliata sulle note di ‘Bella ciao’. La canzone partigiana ha risuonato tra le vie del centro storico, attraversate da un corteo tricolore partito da porta Romana e arrivato a piazza dei Caduti.
Da Paolo Braccini a Mariano Buratti, anche Viterbo ricorda le sue vittime del nazifascismo. E’ il 1944 quando Braccini, canepinese, viene arrestato e poi fucilato a Torino. Era al comando delle ‘Brigate Giustizia e Libertà’ e il suo sacrificio è stato riconosciuto con l’assegnazione della medaglia d’oro al valore militare. Ogni anno, davanti alla sua lapide, nella scuola sottufficiali dell’esercito, viene deposta una corona d’alloro.
Ucciso dai nazifascisti, anche il partigiano e professore viterbese Mariano Buratti, pure lui medaglia d’oro al valore militare. Gli è stato reso omaggio in largo Tommaso Carletti, davanti al liceo classico e linguistico a lui intitolato.
Al Sacrario, dopo la deposizione di due corone – una davanti al sacello dei Caduti e un’altra sotto la lapide dei partigiani della Tuscia -, le parole di Enrico Mezzetti presidente provinciale dell’Anpi, l’associazione nazionale partigiani d’Italia.
“Il 25 aprile è una festa che rappresenta l’identità nazionale: un’identità antifascista – dice Mezzetti -. L’Italia non può non essere antifascista, perché la nostra Costituzione è nata nel segno dell’antifascismo. L’Italia è nata nel segno dell’antifascismo. La Costituzione non è morta, ma attuale più che mai. Il suo cardine è l’articolo tre: ‘Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali’. La Repubblica deve rimuovere tutti gli ostacoli che impediscono l’attuazione di questo principio. Non è retorica. Come non è retorica sottolineare il legame ineludibili tra Costituzione e Resistenza. Ora e per sempre Resistenza”.
Alle parole di Mezzetti fanno eco quelle del sindaco di Viterbo, Leonardo Michelini. “La Resistenza è stata una reazione, forte, di tanti intellettuali – sottolinea il primo cittadino -. Ma soprattutto di tantissimi giovani che hanno vissuto sulla propria pelle le atrocità della guerra. Una guerra che ha lasciato solo macerie. Anche Viterbo è stata bombardata, i suoi morti sono stati più di mille. Ma alla fine, l’Italia intera, è riuscita a piantare il seme della rinascita. Un seme di coesione e comunità, che deve rinascere. Soprattuto nei giovani. Dalla Resistenza è nata la Liberazione. Dal sangue dei partigiani, la nostra dignità e credibilità nazionale”.
Il consigliere Mario Quintarelli, in rappresentanza del presidente della provincia Mauro Mazzola, ha ricordato che “la Costituzione non è un libro dei valori irrealizzabili. La Resistenza, oggi, è quella delle famiglie in difficoltà che lottano quotidianamente, nonostante tutto. Dagli imprenditori che non si arrendono allo sfascio, dai giovani che non si arrendono alla precarietà, dai volontari che si impegnano per il bene delle proprie comunità”.
In corteo, questa mattina, anche le rappresentanze politiche e sindacali e le associazioni combattentistiche, patriottiche e d’arma. Presenti, tra gli altri, il neoprefetto Nicolò D’Angelo, i deputati Pd Giuseppe Fioroni e Alessandro Mazzoli e il consigliere regionale Enrico Panunzi.
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