Farnese – Riceviamo e pubblichiamo – Nasce il “Comitato Farnese. Ambiente, salute e territorio”. Gruppo apolitico di cittadini farnesani, unitisi per contrastare l’imminente pericolo di realizzazione di un impianto di produzione di energia geotermica.
Sono due le “trivellazioni esplorative” che la Geothermics Italy di Bolzano ha richiesto di fare a Farnese, altre due ad Ischia di Castro e sempre due a Caprarola. Perforazioni profonde fino a 4mila metri che spaventano la comunità. “Siamo sempre sotto attacco – dice il Comitato – gli amici di Ischia hanno appena scongiurato la prospettiva del biometano, ed eccoci di nuovo uniti per evitare che la nostra area torni ad essere oggetto di speculazioni”.
Il comitato non è assolutamente convinto del progetto, anche sulla base della pessima e recente esperienza già compiuta da Enel con la centrale geotermica di Latera.
Un reportage dell’Internazionale dello scorso gennaio ne parla così: “La centrale chiuse i battenti subito dopo essere andata in funzione, quando ‘si accorsero che non riuscivano a rispedire i gas nel sottosuolo’. Li dispersero nell’atmosfera e la puzza si sentì fino a Montefiascone. A marzo del 2002 l’Enel fermò tutto perché ‘i costi erano eccessivi e non giustificavano il mantenimento’”.
Il comitato sta agendo in rete con i comitati spontanei limitrofi, con numerose amministrazioni comunali (che hanno espresso parere sfavorevole, così come la provincia e altre istituzioni), e a breve si terrà una prima assemblea pubblica aperta. “Siamo appoggiati alla rete Nogesi, allo stesso Fagioli – spiega Carla Rossi, presidente del comitato – abbiamo raccolto tante perplessità e pareri, ora ci rivolgeremo alla regione, che sta effettuando la valutazione di impatto ambientale“.
“In un momento storico nel quale Enel decide di chiudere più di venti impianti in Italia, poiché la richiesta di energia elettrica è in crollo – chiude il comitato – ci ritroviamo a combattere contro un geotermico che non serve a nessuno. Ci piacerebbe invece che le linee guida, in questo caso regionali, puntassero piuttosto su altri aspetti: produzioni agroalimentari di qualità, paesaggio, micro-turismo. Prospettive che pessimamente si sposano col geotermico”.
Comitato Farnese
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