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L'opinione del sociologo

Neuroscienze e delirio di onnipotenza

di Francesco Mattioli
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Francesco Mattioli

Francesco Mattioli

Viterbo – Seconda metà dell’800: gli studiosi Joseph Arthur De Gobineau, Houston Steward Chamberlain, Gustav Ratzenhofer – un francese, un inglese, un tedesco – affermano la superiorità genetica e morale della razza bianca e si ergono come padri del razzismo contemporaneo.

Ad essi possiamo tranquillamente aggiungere Cesare Lombroso, che individua le potenzialità criminogene degli individui a partire dai tratti somatici.

Per decenni abbiamo condannato affermazioni del genere. Ma la tentazione di trovare nel nostro patrimonio genetico le fondamenta di una superiorità “naturale” e perciò stesso “oggettiva” è sempre dietro l’angolo e risorge anche nel mondo occidentale del “politicamente corretto”.

11 aprile 2017: l’Ansa riporta la notizia che gli scienziati del Sissa di Trieste hanno scoperto nel cervello umano il “centro del perdono” (!), collegato ad una maggiore disponibilità di materia grigia nel solco temporale superiore anteriore sinistro. Facile l’equazione: poiché si è sempre detto che più materia grigia fa più intelligenza, se ne deduce che chi è più intelligente sa anche perdonare di più e chi sa perdonare di più è più intelligente. Toh, e io che credevo che perdonare fosse una decisione “etica”, maturata con una faticosa introspezione e con il difficile sforzo di “mettersi nei panni dell’altro”…

Ma questa è solo l’ultima di notizie simili finite sulle pagine dei giornali, oltre che sulle riviste scientifiche che contano, negli anni passati; infatti, nel cervello le neuroscienze hanno individuato altri centri interessanti: quello della gelosia, quello dell’invidia, quello dell’ira, quello della generosità, quello dell’onestà.

Tutti centri che negli invidiosi, gli iracondi, i gelosi, ma anche i generosi e gli onesti erano proporzionalmente più attivi. I neuroscienziati si sostituiscono agli psicologi e ai sociologi nell’evidenziare che la gran parte dei comportamenti sociali, e segnatamente quelli che hanno un fondamento etico, in realtà sono di natura biologico-genetica e non sono quasi per nulla imputabili ai processi sociali della formazione della personalità.

Si potrebbe obiettare, in una logica darwiniana, che i neuroscienziati hanno invertito l’ordine del processo causale: Tizio perdona perché ha più materia grigia nel solco, oppure essendo abituato a perdonare sviluppa più materia grigia nel solco?

La risposta a tale domanda rischia di restare inevasa perché implica opzioni di carattere filosofico sulle varie facce del determinismo e del concetto di responsabilità individuale, prima ancora che scientifico.

Tuttavia ci sono altre considerazioni che meritano attenzione.

La prima, che la scienza continua ad esibirsi nella società, ipersemplificando i suoi discorsi con l’intento di rendersi accessibile ad un pubblico affamato di nuovismi, e quindi di farsi soggetto politico autonomo – detentore di una conoscenza “oggettiva” – in grado di dialogare e negoziare con il potere economico e sociale.

Sappiamo che la scienza non è oggettiva, ma associata ad una tecnologia raffinata dà l’idea di esserlo e di poter dettare ciò che è vero e ciò che non lo è, in completo spregio di ciò che Popper intende per conoscenza scientifica.

Ma la considerazione che preme di più è un’altra. Questi annunci che ogni tanto ci forniscono le neuroscienze rivelano il delirio di onnipotenza di certa scienza, ed evocano inevitabilmente il rischio di una eugenetica razionalista e autoritaria: non più solo nuove e raffinate tecniche di lobotomia, che rimuovono dai cattivi soggetti il centro della gelosia, con immediata caduta dei femminicidi, o quello dell’invidia, con una esplosione di sincere amicizie fra colleghi in competizione; ma anche un sapiente pompaggio di onestà, di perdonanza, di generosità e di altruismo da distribuire magari tramite Asl.

Un società di buoni allestiti in sala operatoria, insomma, che non devono costruirsi nel sacrificio, nella prova, nel superamento delle difficoltà la loro dignità di esseri umani, di cittadini, di onesti, che non devono più assumersi la responsabilità delle proprie scelte, che non costringono la società a farsi un esame di coscienza quando produce criminali e devianti.

Saremo tutti ugualmente buoni e, a questo punto, anche la presenza del buon Dio nella Valle di Giosafat sarà superflua, i buoni si presenteranno già con la prenotazione del loro posto in paradiso, rilasciata dai loro ineffabili e infallibili neurochirurghi.

Francesco Mattioli


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26 aprile, 2017

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