Viterbo – C’è chi dedica un libro, una via oppure, una poesia. A Viterbo hanno dedicato invece una discarica. A Leonardo Michelini, Luisa Ciambella e Giuseppe Fioroni. Rispettivamente sindaco, vicesindaca di Viterbo e deputato. Succede al Quartuccio, località di campagna al confine col comune di Vetralla. Lungo la via Francigena attraversata dai pellegrini diretti a Roma.
Fotocronaca: Una discarica dedicata a Fioroni – slide
Sta in cima a una salita, in strada Sasso San Pellegrino, poco prima del ponte che dà sulla Cassia che poi tira dritta verso l’imbocco della trasversale a ridosso delle terme di san Sisto. Accanto al cartello “Discarica Leonardo Michelini, Luisa Ciambella e Giuseppe Fioroni”, un altro cartone. C’è scritto “Museo”. Probabilmente della monnezza. A metterli qualche cittadino stufo dello scempio che gli abitanti attorno devono ogni giorno sopportare. Perché lì, nonostante le segnalazioni fatte in passato, ci buttano di tutto. E in ordine sparso. Addirittura in mezzo agli ulivi. Pneumatici, una vasca da bagno, un frigorifero, un cesso e tanto altro ancora…
Una campagna splendida, lavorata un tempo da braccianti che tra gli anni ’60 e i ’70 proprio da queste parti comprarono il loro primo ettaro di terra dopo secoli di patimenti e sacrifici riuscendo anche a mandare i figli alla scuola elementare che si trovava un paio di chilometri più avanti, subito dopo il Paliano, a poca distanza dai cartelli stradali che invitano gli autisti di passaggio a scegliere se proseguire per Viterbo sud oppure per il nord o il centro cittadino. Una campagna, quella del Quartuccio, attraversata dalla via Francigena che passa proprio accanto alla discarica dedicata a Michelini, Ciambella e Fioroni.
Lì vicino, prendendo la via sterrata che sta di fronte al “Museo” della monnezza, c’è pure un sito archeologico di prestigio. Una villa d’epoca romana con tanto di cantinoni intatti e una possibile torre d’avvistamento medievale riadattata ad abitazione, pericolante e abbandonata. Tutt’attorno reperti archeologici sommersi dall’erba alta circondata da distese verdi e alberi da frutto. A far da sfondo, all’orizzonte, la catena dei Cimini.
E proprio nei cantinoni della villa romana, due anni fa Tuscia Web segnalò la presenza di una discarica di guaina. Abusiva e nociva per l’ambiente. Nessuno ancor oggi ha fatto niente. La discarica è sempre lì che dorme, come il soldato di De Andrè. Sepolta in un campo di grano.
Daniele Camilli
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