Viterbo – (g.f.) – Alle prossime politiche va rispettato lo statuto Pd: massimo 15 anni in Parlamento, salvo rare eccezioni e su Fioroni fuori dalla direzione nazionale, l’esponente popolare resterà comunque riferimento per la maggioranza renziana. Claudio Mancini, direzione nazionale del partito guarda ai prossimi impegni anche nella Tuscia. A Orte, incontro con il segretario comunale Angelo Zeppa e quello provinciale Andrea Egidi.
Prendendo in prestito il titolo dell’incontro a Orte, il Pd dopo il congresso, qual è lo stato di salute?
“Il Pd dopo le primarie è tornato a salire nei sondaggi e oggi sarebbe il primo partito italiano. Per questo è ripresa una campagna forsennata contro di noi e contro il segretario Matteo Renzi, alimentata da chi investe sullo sfascio del nostro sistema democratico”.
Che fase si apre adesso per il partito?
“La fase che si apre dopo il congresso, è quella che ci porterà all’inizio del 2018 alle elezioni politiche con Matteo Renzi candidato premier, e nel Lazio alle elezioni regionali con la giusta e doverosa ricandidatura di Nicola Zingaretti”.
Come valuta la scelta di non inserire in assemblea nazionale nomi di un certo peso, a favore di giovani? A Viterbo ha fatto notizia l’esclusione di Giuseppe Fioroni. Nonostante abbia ottenuto un certo consenso, è rimasto fuori.
“Mi si dice che Fioroni abbia fatto un passo indietro di propria iniziativa. Non saprei, quelle ore sono state un po’ concitate. Fioroni è stato protagonista della campagna congressuale come capolista in un collegio simbolo della periferia romana e resterà punto di riferimento per la maggioranza renziana del Pd”.
Si va verso il rinnovamento? Questo varrà, a suo modo di vedere, anche nella scelta dei candidati alle prossime elezioni politiche? Chi ha più legislature alle spalle deve cominciare a pensare d’essere a fine corsa?
“A mio avviso, il rinnovamento sarà generazionale e politico. Per le elezioni bisognerà saper dare spazio al pluralismo che si è espresso nel congresso e puntare su una nuova leva che viene dai territori. Questo varrà inevitabilmente sia per le politiche, sia per le regionali. Per il numero delle legislature si deve rispettare lo statuto che prevede un massimo di 15 anni in Parlamento, salvo deroghe limitate e motivate”.
Matteo Renzi ha vinto ampiamente sugli altri due candidati che erano su posizioni più a sinistra. Lo ritiene in grado di intercettare quella parte politica nel paese?
“Renzi ha vinto il congresso perché la sua è la proposta di una sinistra riformista che ambisce a governare e contemporaneamente a rappresentare i valori della sinistra. Senza nulla togliere agli avversari, il popolo della sinistra storica ha in gran parte votato per Matteo Renzi. D’altra parte, l’elezione di Orfini come presidente del partito e la nomina di Martina a vicesegretario ,dimostrano che la stagione dell’uomo solo al comando, se anche c’è stata, oggi non c’è più”.
D’Alema, Bersani e tutti gli altri se ne sono andati. La scissione era proprio inevitabile? Quanto peserà in termini di consenso elettorale, secondo lei?
La scissione è sempre un fatto doloroso per chi la fa e chi la subisce. Per il momento però ha riguardato solo quadri dirigenti. Vedremo alle elezioni quanto seguito avrà. Per parte mia, sono convinto che la tradizione del riformismo del Pci abbia avuto un approdo definitivo nel Partito democratico sin dal tempo del convegno fondativo di Orvieto del 2006”.
Primo banco di prova per il Pd sono le prossime elezioni comunali. A Viterbo il centro più importante al rinnovo è Tarquinia. Qui al Pd, tra gli altri, si contrappone una lista, Moderati e Riformisti, che vede al suo interno Democratici zona Popolare, fioroniani ed esponenti di centro. Come valuta questo tipo d’esperimento politico?
“A queste cose pensa il segretario provinciale Andrea Egidi e ci pensa pure bene”.
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