Viterbo – (g.f.) – Un tempo, la festa principale di Viterbo, oggi sta conquistando di nuovo l’importanza che aveva in passato.
È la ricorrenza del Santissimo Salvatore. Grazie alla parrocchia Santa Maria Nuova e al comitato Santissimo Salvatore, anche quest’anno le corporazioni sfileranno per le vie del centro storico, facendo rivivere una processione che ha antichissime origini.
Lo svolgimento e il percorso appaiono già nello statuto della città nel lontano 1344.
Le corporazioni delle arti con i loro gonfaloni sfilano con oltre cinquanta figuranti in costumi medioevali, preceduti da quello grande e riassuntivo delle diverse corporazioni, dipinto da Silvia Trenta.
Sabato 13 maggio alle 18 la partenza, passando da piazza Santa Maria Nuova fino a piazza del Comune e l’incontro con le autorità cittadine. E la sera, tutti a cena.
“La festa continua domenica – anticipa don Mario Brizi– al teatro parrocchiale in via Zazzera alle 16,30. Un incontro dedicato a nonni, mamme e papà. Una festa di famiglia, con rappresentazione teatrale, una commedia, poi gli auguri da parte dei bambini e uno rinfresco. Ci teniamo a momento di convivialità. Per avvicinare le persone”.
Una processione che sta migliorando di anno in anno. “Grazie ad Alessandra Cortese – spiega il presidente dell’associazione, Alfonso Cardinalini – che ha curato i particolari i costumi e le iconografie dei lavoratori di allora, speziali, macellai, corteo si sta allungando sempre di più. Nonostante i problemi del centro storico, c’è ancora chi sta rispondendo con slancio creativo”.
Per ridare lo smalto che merita all’iniziativa. “È stata per molto – ricorda don Mario Brizi – una delle due feste più importanti, insieme alla Madonna Liberatrice. Non solo religiosa, ma del lavoro, con tutte le corporazioni. Dava onore al Santissimo Salvatore e usciva la sera del 14 agosto, poi la data è stata spostata”.
Apre la processione, il carro di buoi, non come un tempo, con una macchina trasportata da dodici uomini.
“Sono 19 gli stendardi – spiega Alessandra Cortesi – quattro sono totalmente nuovi. Rappresentano le arti dei mercanti, medici, notari, pesciaroli, poi lanaroli, scalpellini, vascellari, speziali calzolari e conciapelli, arte della pietra e dei fabbri. Aggiungeremo anche quelli dei nobili”.
Per alcune corporazioni, l’emblema non è stato possibile rintracciarlo. “Le corporazioni sono realmente esistite – spiega Silvia Trenta – ma non il disegno. Per questi ci siamo ispirati a Orvieto e a Firenze. Di undici, invece, i simboli li abbiamo reperiti da fonti storiche”.
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