Viterbo – “Il cinema del passato che parla eternamente al presente e alle nuove generazioni”. Andrea Peraro, coordinatore della distribuzione della Cineteca di Bologna, racconta come è nata la collaborazione con Caffeina che tutte le sere, alle 21,30, proietterà a piazza del Fosso pellicole mai viste o restaurate. Un piccolo museo del cinema per intenditori e appassionati. E non solo.
Di cosa si occupa la Cineteca?
“Una delle nostre attività – spiega Peraro -, oltre alla conservazione delle copie dei film patrimonio, 35 mm e altri materiali nel nostro archivio, da 31 anni, è organizzare il nostro festival “Il cinema ritrovato”. E’ partito come un piccolo festival di appassionati del cinema, cinefili, critici e studiosi e, nel corso degli anni, è diventato un punto di riferimento per questo tipo di proposta e per riscoprire film classici in versioni restaurate e conoscere, per la prima volta, film rari. Negli ultimi anni è cresciuto molto, tant’è che abbiamo moltiplicato le sale in cui proiettare”.
Dove avviene il restauro?
“Abbiamo un laboratorio a Bologna che si occupa solo di restauro cinematografico e si chiama “Immagine ritrovata”e che, negli ultimi anni, ha aperto una sede a Hong Kong per lavorare coi partner orientali come India, Cina e Giappone, e una in Francia. Su questi interventi, inoltre, collaboriamo con le major americane”.
Non solo.
“Ci mancava un ulteriore passo di condivisione e, da quattro anni, ci siamo inventati un’attività di vera e propria distribuzione di una selezione di film classici restaurati. E’ un listino che si può equiparare a quello dei distributori di prima visione. Ne facciamo uscire uno al mese e si tratta di piccoli film indipendenti, ma anche documentari o film di animazione del presente che avrebbero meritato maggior fortuna o una diffusione commerciale e che, però, per l’eccesso di offerta o la miopia dei lavori hanno lasciato in lingua. Siamo felici di valorizzare per primi o dare una chance alle pellicole. A Caffeina, porteremo una versione ridotta del nostro festival. Siamo stati contenti di farlo, anche perché non credo che, a Viterbo, i nostri film restaurati si siano mai visti”.
Ne è nata una rosa di 11 titoli.
“Si va dai classici acclamati e conclarati tipo Nosferatu di Murnau o Il terzo Uomo di Carol Reed con Orson Welles e La morte corre sul fiume di Charles Laughton, ai classici maledetti de I cancelli del cielo di Michael Cimino che abbiamo fatto uscire al cinema nella versione integrale e senza i tagli a cui la produzione lo sottopose falsandolo. Ci sarà poi uno dei capostipiti della Nouvelle vague e cioè Ascensore per il patibolo di Louis Malle, con Jeanne Moreau e la colonna sonora di Miles Davis.
Andremo fino alle origini del cinema con Lumiere, la scoperta del cinema di Thierry Fremaux col commento italiano di Valerio Mastrandrea, fino ad arrivare ai piccoli cult come Gli Amori di una bionda di Milos Forman, regista famoso per la sua fase holliwoodiana, ma non per i film che produsse in Cecoslovacchia. Arriveremo al presente con un delizioso film di animazione brasiliano O menino e o mundo (Il bambino che scoprì il mondo) di Ale Abreu che è un film di animazione disegnata, come si faceva una volta, di una poesia incrdibile.
Poi Dawson City - Il tempo tra i ghiacci di Bill Morrison che è cinema ritrovato perché è un documentario sperimentale con una colonna sonora meravigliosa e parla di un ritrovamento eccezionale nei ghiacci dell’Alaska di una collezione di film muti degli anni ’20 che si credevano perduti per sempre e che racchiude quello che è la missione di una cineteca e cioè di riportare alla luce i film del passato non per una semplice forma di nostalgia, ma perché crediamo che il grande cinema del passato possa parlare eternamente al presente, alle nuove generazione e a chi non li ha mai visti”.
E’ complicato il lavoro di recupero?
“Il restauro di un film dipende da molto fattori. Bisogna innanzi tutto recuperare i materiali originali e quindi i negativi, un’operazione non sempre semplice, anche perché, a seconda di come sono conservati, aumenta il lavoro di riparazione manuale. Si passa poi alla scansione elettronica e al restauro digitale per correggere i fotogrammi, quindi la ‘color correction’ per far tornare il film al colore o al bianco e nero originale, che viene fatta di solito in collaborazione o col regista o con il direttore della fotografia oppure di altri tecnici”.
Un intervento che spesso nasconde sorprese.
“Sì, per esempio, per Metropolis di Fritz Lang, il restauro fatto in Germania ha recuperato 25 minuti di film che erano perduti da decenni e che sono stati ritrovati. Anche per I cancelli del cielo il restauro è stato fatto sulla versione integrale di Cimino e non su quella tagliata per cui ora abbiamo una vera e propria prima visione in Italia. Poi il lavoro su Chaplin e Keaton di cui stiamo restaurando l’intera filmografia, tirandola a nuovo”.
Che importanza ha la versione originale?
“Molta, perché il restauro non è solo un lavoro tecnico, ma anche filologico visto che, spesso, dei film esistono diverse versioni e diversi tipi di materiali che vanno comparati. Bisogna leggersi tutte le documentazioni e gli studi per essere sicuri di aderire il più possibile all’originale”.
Chi guarda questi film?
“Il nostro auspicio è quello di non focalizzarci su un certo tipo di spettatori, ma di ampliarli. Abbiamo un pubblico più agé, che magari questi film li ha già visti ma non al cinema, vogliamo, però, riportare al cinema una fetta di pubblico che proprio il cinema ha perso e cioè i giovani.
Mi auguro che il pubblico abbia la spinta di vedere questi film e che, su una città come Viterbo, sia la prima di una collaborazione che si spera sia duratura. Ci piace raggiungere città in cui i film non si sono ancora visti e Viterbo – conclude Peraro – era uno di questi posti per cui siamo felici di collaborare con la Fondazione Caffeina”.
Paola Pierdomenico
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY