Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Artigiano, lavoro artigianale significa rifiutare il ” meno peggio”, il “quasi giusto”, a favore invece di un lavoro fatto con precisione e dedizione. Questi concetti, troppo spesso sacrificati in nome della globalizzazione e della modernizzazione, non sono per nostro conto concetti di nessuna trattativa.
Per noi il lavoro artigiano è tendere alla perfezione, al bello, a dispetto dei lavori industriali ed in serie, significa il pezzo unico, il pezzo personalizzato, il capolavoro dell’arte, il prodotto di nicchia. Il mondo intera continua a riconoscerci come campioni di qualità.
Se il Made in Italy non è una leggenda, non è un prodotto di borsa delle maggiori piazze mondiali, se riconosciamo che questo mito non può e non deve essere svenduto con una compravendita di un’industria o un delocalizzazione di un’altra, allora se lo si riconosce come una condizione concreta, allora saremo vincenti in modo reale e produttivo sui mercati internazionali.
Da oltre 10 anni sosteniamo questa posizione e affermiamo in primis che a chi dicevamo ciò non ci ha ascoltati per anni, forse catturato da canti di sirene con ricette troppo e solo Europeiste, in secondo luogo notiamo che a coloro che lo dicevamo erano “assenti” ed allora forse avevamo come autista uno senza patente, ben pagati tutti, ma tutti senza permesso di condurre.Questa era la ricetta per la ripresa italiana, prima durante e dopo la crisi.
Invece le piccole imprese, l’artigianato, l’impresa diffusa, sono stai colpiti dalle politiche a misura della grande e grandissima impresa, quando, se andassimo a vedere le rappresentanze imprenditoriali paese Italia, il 99% delle imprese siamo noi pmi.
Al contrario, invece, il sistema politico non smette ancora di scoraggiare imprenditori che creano lavoro. La ormai troppa burocrazia, controlli inutili di cui solo chi trova i mezzi per eluderli se ne avvantaggia. Sappiamo, ribadito più volte, che i regolamenti e le leggi sono pensati per i disonesti, e che appesantiscono e finiscono di penalizzare anche gli imprenditori più onesti.
La rivoluzione mondiale della digitalizzazione all’economia e alla società per ricaduta, connette i mercati e fa fare un balzo in avanti a tutti. Questo programma è stato chiamato “Industria 4.0”, ma non sono i nomi a dare forma alle cose, almeno non questa volta.
Sappiamo però, e non solo noi, che gli obbiettivi di sviluppo che il piano Calenda persegue saranno raggiunti solo a condizione che mantenga ed allarghi la sua inclusività a tutte le imprese e quindi alla micro e piccole imprese ed alle imprese artigiane, altrimenti ci troveremo ancora una volta ad essere guidati per un Gran Premio da un altro “senza patente”.
Stefano Signori
Presidente Confartigianato Viterbo
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