Viterbo – “Houston Pd, abbiamo un problema!”. Anzi due.
Uno è Renzi come confermano i risultati delle elezioni di domenica per le quali lui, capo partito, non ha battuto una piazza di quelle reali con la gente in carne ed ossa.
Mai successo in altri tempi, quando se si perdeva il capo e i dirigenti lasciavano il timone (lo fece pure D’Alema nel 2000). Aveva già perso le precedenti amministrative, il referendum ed ora città di antica tradizione democratica come Sesto San Giovanni.
L’altro problema sono i suoi, quelli che come la senatrice che in tv esaltava il rapporto dei vertici Pd con L’Aquila ancora qualche minuto prima dei bollettini della sconfitta. O come la Toscana delle storicamente rosse Carrara e Pistoia, luogo d’origine, quest’ultimo, della famiglia dell’avvocato Bianche grande elemosiniere del gruppo renziano, consigliere dell’Enel e legale della rinomata Consip.
La prima a Grillo, la seconda al centro destra. Per non dire della vicesegretaria Serracchiani che lo scorso anno perse comuni importanti del Friuli che governa e di Lorenzo Guerrini, l’uomo ombra di Renzi, sconfitto nella sua Lodi. Proprio come lo stesso Renzi a Rignano.
Non solo, perché anche quelli che troppo sostarono oziosi sui sofà della “Ditta” mentre il nuovo capo li sbertucciava e loro ne sorridevano con sufficienza hanno avuto il loro ben servito: così, per esempio, Bersani a Piacenza.
Se poi fosse vero quel che ha detto a Tusciaweb l’onorevole Fioroni, e cioè che nel Pd ormai si è o Renziani o Orlandiani, per questi ultimi non è andata meglio. Proprio a casa del leader, nella piccola Liguria – si sarebbe un tempo detto “sua” ma anche di quell’altro fulmine di guerra, anzi della Difesa, che è la signora Pinotti – quasi tabula rasa, con i camalli, i portuali di Genova e quelli di La Spezia alla corte di Toti e di Salvini.
Insomma a Houston Pd, nel palazzo del Nazareno, un problema c’è ed è che molta gente li sente meno e se i grillini nonostante loro stessi non strafanno ma passettini avanti ne fanno, il centro destra vince. Si dirà che è quello di Salvini, della Meloni, di Toti e di Brunetta. E allora? E’ una coalizione che, a parte Berlusconi, è alternativa al Pd di Renzi.
Se le elezioni politiche sono alle porte, è bene che presto ambedue gli schieramenti dicano se ci sono ancora e cosa vorranno fare dal 2018 in poi.
Perché il Movimento 5 Stelle c’è, lo sa e, forse, a raccogliere la maggioranza degli italiani stufi (anche quelli che per tre anni sperarono nel Rottamatore) potrebbero non esserci solo loro, la prossima volta.
Non dovessero riuscire a darsi una risposta da soli, chiedano a chi in Italia e dall’estero si fa rappresentare da loro e loro tramite combatte la più grande guerra di potere dell’età moderna. La terza guerra mondiale, la chiama papa Francesco. Per ora senza troppo sangue. Almeno in Italia.
Renzo Trappolini
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