Viterbo – “Sono meglio i rapper dei giornalisti per raccontare quella realtà italiana che i politici non sanno affrontare”. Roberto Saviano, ieri sera a Caffeina, ha affascinato il pubblico che ha riempito piazza San Lorenzo presentando l’ultimo libro La paranza dei bambini.
Multimedia: video – Roberto Saviano apre Caffeina 2017 – Saviano e ancora Saviano
“Meglio i rapper dei giornalisti per descrivere il contesto della camorra che gli occhi non sanno guardare”. Così Saviano ha descritto lo scenario di un’Italia sommersa, ignorata dai giornali e dal governo perché spesso poco conosciuta nelle sue reali manifestazioni.
“Pensiamo a chi debba vincere le elezioni politiche – dice -. Ci preoccupiamo se accogliere o meno gli immigrati, se sia giusto o no legalizzare la prostituzione e le droghe leggere. Per me queste sono tifoserie e il tifo mi piace solo nello sport”.
Roberto Saviano rompe il muro dell’ipocrisia dicendo al suo pubblico cose che sembra leggergli nella mente. “Si parla di democrazia, si vive di apparenze – arringa Saviano -. Si parla di legalità, costituzione repubblicana, civiltà e si ignora che adolescenti armati si fanno ammazzare nelle periferie di Napoli. I politici non ne parlano perché non sanno realmente quello che succede”
E’ questa la “paranza” dei bambini, descritta da Saviano nel suo ultimo libro. E’ il processo di reclutamento della camorra delle giovani leve attratte dal guadagno facile. Giovani ragazzi che non cercano la vita, vivono la morte.
“Sono degli adolescenti attirati, come pesci di piccole dimensioni, dalle luci delle lampare in superficie che finiscono intrappolati nelle reti dei pescatori – racconta lo scrittore -. Giovani talenti sedotti e imprigionati nel giro della droga e della malavita”.
La paranza non è spiegata dai giornali, non se ne occupano i politici. Nella società della distrazione e della tecnologia, nella società del virale e del futile Saviano invita a fermarsi e a riflettere: “Oggi più di ieri, abbiamo bisogno di leggere libri. I libri consentono di riappropriarsi del proprio tempo. Permettono di soffermarsi su quei particolari che la cultura di massa tende a sorvolare, trascinando le masse nel senza tempo”. Saviano ci insegna a riscoprire che “il tempo serve per capire”, tenendo impegnata la platea di Piazza San Lorenzo a Viterbo per oltre un’ora.
Un’ora in cui tutti hanno potuto prendere possesso del loro tempo per riflettere sulle tematiche principali dell’Italia contemporanea, per la quale sembra che il governo non abbia spesso occhi né orecchie.
“Questa sera sono molto contento – continua Saviano -, perché non vi vedo a chattare o farvi i selfie con i vostri cellulari, o a condividere post. Vedo invece che siete qui, con me, a cercare di capire perché un giovane talento debba morire ammazzato a sedici anni”.
Per Saviano è il rap a parlare di questa realtà. Lo fa cantando la rabbia dei giovani che cercano la morte tra le case fatiscenti dei quartieri poveri della regione campana. Lo fa brandendo mazze e lanciando grida di protesta sullo sfondo delle vele di Napoli. Lo fa sventolando bandiere dell’Isis, simbolo di un potere economico prima che di un credo religioso. Saviano riflette dunque sulla vicinanza tra la realtà italiana e l’espressione dell’islamismo più radicale.
“L’Isis – conclude – non è un credo politico o una fede religiosa, l’Isis è un perverso gioco di potere incentrato sul contrabbando di petrolio. Solo un perverso gioco di potere che gonfia le tasche di pochi a spese dei deboli”.
Alessandro Gatti
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