Viterbo – Un pezzo di storia del liceo classico e del capoluogo riemerge da un vecchio ritaglio di giornale postato su Facebook.
Era il 5 giugno 1981. Trentasei anni fa. Quando non c’era ancora la generazione con o senza Caffeina, ma la voglia di fare spettacolo e cultura sì.
Peccato che la “Lisistrata” di Aristofane, allestita dagli studenti dell’ultimo anno del liceo classico “Mariano Buratti” in piazza San Pellegrino, sia stata bloccata nientepopodimenochè dalla questura. Finendo per questo su Il Messaggero, edizione del 5 giugno 1981.
Il clamoroso stop alla rappresentazione teatrale, quando la piazzetta era già affollata da un migliaio di spettatori. Per carenza di permessi secondo la polizia. Perché il preside aveva bocciato per presunta oscenità la versione studentesca della Lisistrata, secondo la stampa.
Lisistrata è la commedia che narra dell’accordo tra le donne spartane e ateniese a non soddisfare le voglie dei rispettivi mariti finché non avessero smesso di farsi guerra.
Troppo osé “quella Lisitrata”. Andava censurata.
Erano gli anni del Buratti confinato nell’ex convento dei frati del Paradiso, mentre veniva ristrutturata l’attuale sede di via Tommaso Carletti. Ci rimase un quinquennio, dal 1076 al 1981.
A distanza di decenni, in questi giorni su Facebook e poi a ruota sulle chat di Whatsapp, tra gli ex ginnasiali anni Ottanta ha iniziato a circolare l’articolo dell’epoca. Scatenando una valanga di commenti. A dimostrazione dello scalpore che fece la vicenda.
Il titolo del pezzo già la dice lunga: “Sospeso lo spettacolo in piazza. Aristofane è osceno, un preside blocca gli studenti attori”.
“I circa mille spettatori che affollavano la piazzetta hanno dovuto rinunciare al gustosissimo spettacolo”, scrive Alfonso Marchese.
“Lì per lì sembrava una goliardata. Poi col passare delle ore è affiorata la verità, suscitando sdegno e incredulità. Il preside si era rivolto alla questura”, spiega. “La mela della discordia – dice il cronista – era rappresentata da alcuni passi della commedia che al capo istituto parevano sconci. Ma a fare invipirire il preside è stata la cocciutaggine dei ragazzi, contrari ad alleggerire frasi del tipo ‘col coso dritto’, mentre il preside suggeriva ‘mediante il membro eretto'”.
E siccome i ragazzi erano in possesso dell’autorizzazione per l’occupazione del suolo pubblico, a dare manfuorte al preside ci avrebbe pensato un avvocato. “I ragazzi – si legge – avrebbero dovuto esibire un’altra autorizzazione più specifica, da cui risultasse a chiare lettere l’argomento dell’occupazione del suolo pubblico. Ai funzionari di polizia non è rimasto altro da fare che applicare l’articolo di legge in questione”.
Morale della favola, lo spettacolo fu annullato. “Siamo disgustati – si sfogavano gli allora ragazzi sul giornale – innanzitutto perché siamo stati invogliati a preparare questo spettacolo , col suggerimento di non tradire il testo originale. Perché dunque questa sortita, per far passare per lerciume goliardico un’iniziativa prettamente culturale? D’altra parte, un autore come Aristofane dovrebbe costituire una garanzia”.
Il regista, per la cronaca, era Fabio Segatori. Lisistrata, Monica Moraglia. Tra gli studenti di quegli anni c’erano anche il tenore Alfonso Antoniozzi, il presidente dell’ordine degli avvocati Luigi Sini, le dottoresse Luana Pontani e Patrizia Frittelli, gli avvocati Remigio Sicilia, Elisabetta Centogambe, Ercole Rita, Antonello Cecchini e Francesca Bufalini. Molti di loro alla vigilia dell’esame di maturità.
Leggenda vuole che uno degli attori – top secret il nome – sia stato sorpreso dalla polizia mentre si aggirava con un fallo gigantesco sul sagrato della chiesa.
Silvana Cortignani
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