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Spettacolo - Bello e dannato, un tormentato Kim Rossi Stuart apre il Tuscia Film Fest

“Il cinema in Italia è troppo difficile e trattato male…”

di Valeria Conticiani - Tusciaweb Academy
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Kim Rossi Stuart apre il Tuscia Film Fest

Kim Rossi Stuart apre il Tuscia Film Fest

Kim Rossi Stuart apre il Tuscia Film Fest

Kim Rossi Stuart apre il Tuscia Film Fest

Kim Rossi Stuart apre il Tuscia Film Fest

Kim Rossi Stuart apre il Tuscia Film Fest

Kim Rossi Stuart apre il Tuscia Film Fest

Kim Rossi Stuart apre il Tuscia Film Fest – L’attrice Ilaria Spada

Kim Rossi Stuart apre il Tuscia Film Fest

Kim Rossi Stuart apre il Tuscia Film Fest

Il critico cinematografico Enrico Magrelli

Il critico cinematografico Enrico Magrelli

Kim Rossi Stuart apre il Tuscia Film Fest

Kim Rossi Stuart apre il Tuscia Film Fest – L’attrice Ilaria Spada

Kim Rossi Stuart apre il Tuscia Film Fest

Kim Rossi Stuart apre il Tuscia Film Fest

Kim Rossi Stuart apre il Tuscia Film Fest

Kim Rossi Stuart apre il Tuscia Film Fest

Kim Rossi Stuart apre il Tuscia Film Fest

Kim Rossi Stuart apre il Tuscia Film Fest

Kim Rossi Stuart apre il Tuscia Film Fest

Kim Rossi Stuart apre il Tuscia Film Fest

Kim Rossi Stuart apre il Tuscia Film Fest

Kim Rossi Stuart apre il Tuscia Film Fest – I fratelli Manganiello

Viterbo: “Mettersi un po’ a nudo, tirare fuori delle cose e condividere senza sovrastrutture credo sia quello che di più etico e morale ci sia da fare oggi”, Kim Rossi Stuart si presenta. Con fare sornione e con la cupezza del timido arriva sul palco. Ad accogliere l’introverso attore, il critico cinematografico Enrico Magrelli. Insieme a lui il board del Festival capitanato da Mauro Morucci. La consegna del premio premio Tuscia Terra di Cinema “Luigi Manganiello” per l’edizione 2017. Una pizza cinematografica. Un cofanetto contenente una vera pellicola, vergine. Di buon auspicio per ulteriore futura produzione.

Fotocronaca: Kim Rossi Stuart apre il Tuscia Film Fest

Si fa attendere un po’ Kim Rossi Stuart. Ma quando entra in scena, un pubblico scalpitante lo accoglie con enfasi e calorosi applausi. Delirio delle fan che lo seguono a ogni passo fino al palco. Piazza San Lorenzo è gremita. 600 posti a sedere oltre i 400 delle scalinate. E’ tutto pieno.

La piazza colma ma attenta e silenziosa. Appena avviata, la conversazione si restringe tra Rossi Stuart e Magrelli. Come in un salotto privato. Per mitigare l’iniziale imbarazzo dell’attore, qualche battuta. E’ un timido incallito. Restìo alle chiacchiere. Infatti dice subito: “Dunque non eravamo qui per vedere un film? Ho una casetta da queste parti e, a dire la verità, ero venuto proprio liscio..”, sorride e prova a sciogliere il ghiaccio. Il pubblico ride e parte di nuovo l’applauso.

L’attore ci impiega un po’ a sciogliersi ma poi quando parte racconta tante cose. Introduce il suo ultimo film Tommaso, presentato fuori concorso al Festival di Venezia nel 2016, che lo vede per la seconda volta come regista prima ancora che attore.

Racconta della fatica fisica e mentale di gestire due ruoli insieme per uno stesso lavoro. Quello di regista, a dirigere tutto e tutti, e quello di attore contemporaneamente. Paragona questo film al suo precedente del 2006, Anche libero va bene. Creando un parallelismo tra due cose ben diverse che però nascono l’una dall’altra. Come una prosecuzione del primo verso il secondo. Illustrando l’evoluzione di un bambino e ragazzo che poi si fa uomo. Hanno una radice comune. L’irrequietezza. L’ossessione per un dolore, diverso in base al tempo, all’età e a quei vissuti interiori che li caratterizzano.

Kim Rossi Stuart spiega: “E’ passato parecchio tempo tra queste due pellicole perché il cinema in Italia è una cosa troppo difficile e trattata male. E poi ho voluto prendere del tempo per me. Ho avuto un figlio dalla mia compagna Ilaria Spada. Sono stati anni dedicati ad altro. Anche libero va bene è stato un film sulle ferite. Tommaso è un film sulle conseguenze delle ferite”.

E poi l’attore continua: Il primo film è un film sui sentimenti, sulle ferite che si generano durante la pubertà, l’infanzia. E’ un film sullo stomaco. Racconta le ferite di ognuno di noi. Tommaso invece è un film sulla mente. E’ il film a cui avevo dato un’infinità di titoli: L’intelligenza del maschio, Il centro del mondo, Il nido, Everest, L’opera di Dio e anche K2…lievemente autoreferenziale con la K e il 2!”, dice con tono confidente l’attore sorridendo.

E poi Rossi Stuart aggiunge: “Tommaso è nato dalla voglia di creare un legame tra i miei due film. Ma arrivando a qualcosa di totalmente asciutto. E’ stato un processo creativo. Un film che non vuole sedurre. Senza troppe cose estetiche. Un film che vuole promuovere in modo radicale l’introspezione. Mi interessa soprattutto affrontare tematiche assolutamente universali. Quando mi chiedono se è un lavoro autobiografico ho una frasetta da cinema e dico sempre così: è un film autobiografico non in senso cronachistico ma nella misura in cui ricorda le dimensioni introspettive. L’importante per me è fare un lavoro interiore e riuscire poi ad essere il più comunicativi possibile”.

Infine conclude: “Questo film, Tommaso, è stato giudicato un film allegramente nevrotico. In effetti è un film pieno di nevrosi. Recitavo immerso nel mio ruolo mentre al contempo dirigevo. Dirigere un film e dirigere qualcuno che ci recita per me è andare verso qualcuno. Ma in maniera totalmente inconsapevole”.

Valeria Conticiani
Tusciaweb Academy


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8 luglio, 2017

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