Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Venerdì 21, appuntamento ore 21.30 in piazza del Comune a Viterbo. Arriva “Galliana Bella, che non trovava pari di bellezza”. Si tratta del primo appuntamento dell’inedito ciclo di passeggiate “Viterbo, la città delle donne – 7 passeggiate/racconto al femminile”: una iniziativa patrocinata e finanziata dal Comune di Viterbo e dal Distretto dell’Etruria meridionale. Realizzato per le cure di Antonello Ricci e Banda del racconto (in collaborazione con Davide Ghaleb Editore), il progetto nasce da un’intuizione della vice sindaca Luisa Ciambella.
Narrazione itinerante di Antonello Ricci. Regia di Pietro Benedetti. In scena: Laura Antonini nel ruolo di una popolana viterbese del XII secolo e Pietro Benedetti nei panni del sempiterno Frisigello. Costumi storici di Nicoletta Vicenzi. Alle percussioni Roberto Pecci. Luisa Ciambella porterà i saluti dell’amministrazione comunale. Partecipazione gratuita.
Il malinteso di un sarcofago romano e di un’epigrafe funeraria. Un episodio del ciclo carolingio. Una fiaba spagnola. Viterbo fondata da esuli troiani.
Storie di presunti sacrifici umani. Un “tocco” diplomatico al femminile nelle aspre contese con Roma. In questa splendida leggenda medievale, tutto suggerisce che la figura della Bella Galiana (o Galliana, che dir si voglia) accenni un romanzo di respiro più vasto che non il ristretto cerchio di un compasso puntato su Viterbo e il suo contado. Una storia europea. Di strade delle fede e delle armi, di mercanti e pellegrini.
Di manoscritti graffiati e dilavati che proprio per quelle strade solcarono l’Europa cristiana e ne modellarono l’immaginario. Di lotte politiche, di assedi feroci e di battaglie in campo aperto.
D’altro canto. L’eco sbiadita di una voce forse contemporanea, trascritta in antiche cronache copiate su carta pecorina di mano in mano, di generazione in generazione e infine miracolosamente accolte e custodite – ancor oggi – nella biblioteca della città. Poi. Un palazzo e una torre che a quel tempo non c’erano ancora. Un’edicola mariana giù a valle Cupa (ma i vecchi viterbesi la chiamano ancora “valle della Troia”).
Una pellicola perduta e un cinema dismesso all’imbocco del Corso: entrambi datati all’epica stagione del muto. Infine un poeta dialettale nei giorni della marcia su Roma. Eh sì, perché il tenero, struggente enigma del personaggio della bella Galliana (o Galiana, che dir si voglia) sembra parlarci ancora: di noi, del presente, del passato che ci sembrava aver smarrito strada facendo.
Sia detto chiaro: la sfida intrapresa da Banda del racconto con questo inedito ciclo di passeggiate/racconto, non è delle più facili né prevede esiti scontati.
Perché quand’anche – anche a Viterbo – le donne sembrino, qua e là, nel corso dei secoli, essersi affacciate da protagoniste ai piani nobili della storia, con il tocco straordinario di una “differenza” di genere, esse sono comunque rimaste Senza-Voce. Eh sì, perché la storia è e resta scrittura.
E la scrittura è potere. E il potere, ahimè – soprattutto quello della gomma da cancellare – è sempre stato brandito dagli uomini. Questo, al tempo stesso, l’aspetto più appassionante di tale sfida: sfregare e rievocare, dalla lampada magica di carte vergate in terza persona da un narratore maschio, una voce femminile in prima persona. Recuperarne, con umiltà, la luminosa soggettività.
Prossimo episodio della serie: “Omaggio a Vittoria Colonna – Sol per sfogar l’interna doglia”. Appuntamento venerdì 28 luglio ore 21.30 nel cortile di palazzo dei Priori (Viterbo). Francesca Angeli nel ruolo di Vittoria Colonna.
Antonello Ricci
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