Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Ho letto con molto interesse l’articolo (con le dichiarazioni di Antonio Poli, ndr), e condivido molti punti, vorrei però guardare la questione da un’altra angolazione.
Partiamo dall’affermazione del mio caro amico Antonio Poli, “a Viterbo non c’è niente”.
Sacrosanto, io penso però a Viterbo e nel viterbese in generale ci siano piccole realtà culturali e commerciali private che promuovono spettacolo e cultura di grande qualità, con loro gran dispendio di fatica e denaro.
Il problema è che queste iniziative esistono, sì, ma non passano per le istituzioni e quindi per l’attenzione mediatica che meritano, è per questo che sembra non ci sia niente.
Io sinceramente non capisco più come si possa pretendere attenzione e sensibilità dai governi locali, regionali e nazionali, ciò che sono e ciò che sono in grado di fare è sotto gli occhi di tutti, la mia considerazione, purtroppo, è che non si può pretendere nulla dal nulla assoluto.
Lamentarsi significa dare loro nient’altro che l’importanza che nella sostanza dei fatti non hanno. La dura realtà è che semplicemente non esistono, facciamocene una ragione.
Dimentichiamoci i teatri, gli auditorium, i mila e mila euro di allestimenti e non pretendiamo che la “gente si svegli” spesso questa affermazione non è che la pretesa di aspettarsi che la montagna vada da Maometto, la gente è sveglia più di quanto si immagini.
Gli artisti vadano dalla gente, e dove va la gente? Nei locali, nelle sagre, in piccole associazioni quegli spazi considerati dalle élite culturali bacini di ignoranza.
Io mi sbatto per la Tuscia ed il Grossetano da quasi venti anni, in queste realtà ho trovato grande attenzione e desiderio di cultura, certo è logico, lì non ci sono filtri, premi, fiumi di denaro, non ci sono persone importanti che spendono parole di ammirazione per te prima del concerto o della rappresentazione, o sai parlare al popolo o sono “pomodori che arrivano”.
Magari sarà una fase di transizione e un giorno le cose cambieranno, ma fino ad allora tutte le realtà della cultura scendano in “trincea”, da un selciato io, artista anonimo e consumato, ho imparato molto guardando negli occhi le persone, da sopra un palco magari avrei imparato meno.
Ho una visione tutta mia della religione, ma se è vero che Dio si è fatto da solo significa che “chi fa da se fa per tre”, Padre Figlio e Spirito Santo, ecco svelato il mistero della Trinità.
Antonello Giovanni Volpara Budano
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