Nepi – Dovrà risarcire i vicini una 48enne che nel proprio giardino, a Nepi, aveva trenta cani che abbaiavano e disturbavano la coppia che viveva accanto.
Lo ha stabilito la Cassazione, dopo che la donna si è opposta alla condanna del tribunale di Viterbo che nel 2014 le aveva inflitto una ammenda di 300 euro e il pagamento, in solido con il coimputato, di una provvisionale di 20mila euro. Oltre al risarcimento dei danni in favore dei vicini (costituiti parti civili), da liquidarsi in separata sede.
La 48enne era accusata di disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone per aver, secondo la magistratura, “tenuto con il coimputato in un giardino adiacente l’abitazione delle persone offese, un elevato numero di cani (circa trenta), non impedendo i lori strepitii e latrati e il loro abbaiare, circostanza che disturbava le occupazioni e il riposo delle persone offese”.
La donna, come si legge nella sentenza della Cassazione, era stata condannata dal tribunale di Viterbo anche “per non aver ottemperato all’ordinanza del settembre 2010 del sindaco di Nepi che le ordinava di limitare la presenza dei cani a un massimo di cinque”. A novembre, infatti, “l’appartamento è stato nuovamente ispezionato e ovunque sono state rilevate deiezioni di animali, odore nauseabondo e dieci cani”.
Contro la sentenza del tribunale di Viterbo, la 48enne ha proposto ricorso per Cassazione chiedendone l’annullamento. E la suprema corte l’ha in parte riformata.
Per il disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone, la donna è stata assolta perché il fatto non sussiste. Secondo la Cassazione, il reato è tale quando ci sono una moltitudine di persone potenzialmente disturbate e non solo una coppia di vicini. Per la suprema corte, “il fatto, se del caso, costituisce un illecito civile da inquadrarsi nell’ambito dei rapporti di vicinato, come tale fonte di risarcimento del danno, senza costituire una violazione penalmente sanzionabile. La sentenza deve essere annullata, perché il fatto non sussiste”.
Prescritte invece le contestazioni relative al mancato rispetto dell’ordinanza comunale, nonostante la conferma delle statuizioni civili (il danno sarà quantificato in sede civile). Ma, sottolinea la Cassazione, “rispetto a tale reato deve essere esclusa la provvisionale”, ovvero il pagamento di 20mila euro.
La suprema corte ha così condannato la 48enne al pagamento delle spese sostenute dalle parti civili. Alla coppia di vicini andranno, complessivamente, 3500 euro.
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