Viterbo – (g.f.) – “Mi fa apparire come se fossi un delinquente che non ha diritto a nulla”. Ugo Sposetti non ci sta. Taglio dei vitalizi, il senatore Pd è contrario al provvedimento, così com’è stato presentato e non ha problemi nell’esporre le sue ragioni.
Intervistato a Radio 24 da Oscar Giannino e Alino Milan, dice la sua sul perché la decurtazione dei compensi a deputati e senatori, così com’è, non va bene.
“Si entra troppo sul calcolo – dice Sposetti – il vitalizio, il privilegio. Io ho sempre cercato di spostare e continuerò a farlo quando la discuteremo al Senato, tutto sul valore e il ruolo del Parlamento e delle istituzioni. Cos’è il Parlamento e perché dobbiamo difenderlo.
Quando uno dice che lo aprirà come una scatola di tonno e non c’è una ribellione pubblica, è preoccupante”. Riferimento al Movimento 5 stelle.
Il parlamentare viterbese guarda pure in casa propria. “Ci sono quarantenni del gruppo dirigente del Pd e della sinistra – continua Sposetti – che non si pongono il problema di come si difenda il Parlamento, la democrazia e quindi le istituzioni fondamentali. E come si ridà dignità alla politica.
Io ho sempre combattuto l’anti parlamentarismo a testa alta, con le mie battaglie”. Questa legge proprio non gli piace. “Il testo stesso fa apparire Ugo Sposetti – sostiene il senatore Pd – che ha fatto questa vita, ha fatto questa scelta, come uno che non ha diritto a nulla, come un delinquente. Non è così”.
Una definizione un po’ troppo netta. “Ma così appare. Se la discussione è impostata su quanto prenderò o quanto mi toglieranno, è chiaro che divento uno che ha usurpato un qualcosa”.
Andando alla sostanza, una riduzione ad esempio da ottomila a seimila euro, non può definirsi un attacco alle istituzioni. Glielo fanno notare da studio.
“Non è un attacco – concorda Sposetti – ma è come viene presentato il tutto”. E per meglio spiegarsi, racconta un po’ della sua storia personale.
“Quando nel 1972 – ricorda Sposetti – ho lasciato le ferrovie per andare a lavorare nel Partito Comunista, alla federazione Viterbo, in pratica lo stipendio l’ho dimezzato. Non prevedevo quanto mi sarebbe successo, ma l’ho fatto. Per una scelta e pensavo, credevo a certi valori”.
La sua tesi, invece, la avvalora riportando una sentenza della Corte Costituzionale. Datata 1968. I giudici dovevano chiarire se alla regione Sicilia potessero essere equiparate le agevolazioni fiscali del Parlamento.
“L’ultima riga della sentenza dice che al Parlamento nazionale deve essere riconosciuta una posizione del tutto peculiare. In ragione della quale, norme che si riferiscono a esso, godono di un diritto singolare”. Il concetto è chiaro. Ed è chiaro a Sposetti che la linea del Partito democratico, oggi sui vitalizi e ieri per la riforma bocciata dal referendum, è discutibile.
Per non parlare dei rimborsi elettorali ai partiti. “Nel 2014 – ricorda Sposetti – perché Letta e Renzi li hanno cancellati? Per impedire l’avanzata al Movimento 5 stelle”. Non è andata esattamente così.
“Oggi abbiamo il movimento che continua ad avanzare, oltre a governare Roma e Torino. Tutto legittimo. Ma io parlo dell’errore politico nella valutazione.
La conclusione è che noi abbiamo nuociuto alla politica, ma soprattutto fatto un danno ai lavoratori dei partiti. Che lo sono come tutti gli altri. Finiti in cassa integrazione o licenziati. Non devo ricordare poi, com’è andata il 4 dicembre, quando il popolo ha bocciato la riforma che voleva mandare via i senatori e che il Parlamento aveva deliberato”.
Chissà se un referendum sul taglio alle indennità oggi otterrebbe lo stesso risultato.
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