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Viterbo - La kermesse, oggi al via, cresce e porta in città i protagonisti della lotta alle mafie

Ombre festival, un’edizione già memorabile…

di Stefania Moretti
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Il questore di Palermo Renato Cortese

Il questore di Palermo Renato Cortese

Tina Montinaro

Tina Montinaro

 

Giancarlo Siani sulla sua Citroen Mehari

Giancarlo Siani sulla sua Citroen Mehari

 

Don Luigi Ciotti, presidente nazionale di Libera

Don Luigi Ciotti, presidente nazionale di Libera

Lucia Annibali

Lucia Annibali

 

Antonino Scopelliti

Antonino Scopelliti

Viterbo – Di provincialismo si muore, ma non a Viterbo, non d’estate.

Dopo una “Caffeina” da incorniciare – “l’edizione più seguita di sempre”, secondo gli organizzatori – arriva “Ombre festival” a riempire la città di storie da ricordare e raccontare.

Da oggi al 15 luglio, piazza del Comune e piazza del Gesù ospiteranno alcuni dei protagonisti della lotta alla criminalità: dai combattenti per missione e professione, come il questore di Palermo Renato Cortese, alla guida del pool di investigatori che catturò Bernardo Provenzano nel 2006, ai guerrieri di ogni giorno, eroi loro malgrado.

Tina Montinaro era una giovane sposa e madre quando il suo Antonio, caposcorta di Giovanni Falcone, si spegneva nell’inferno di lamiere di Capaci. Ha cresciuto i figli da sola. Ora attraversa l’Italia insieme alla “Quarto Savona 15”, la Croma sfigurata dall’esplosione dove viaggiavano il marito e gli altri agenti di scorta Rocco Dicillo e Vito Schifani. “La memoria in marcia” è il progetto che, dal primo maggio, ha portato i resti dell’auto blindata dal Veneto alla Sicilia. 

Al cortile di Palazzo dei Priori, grazie a “Ombre festival”, arriverà un’altra automobile simbolo: la Mehari verde di Giancarlo Siani, giornalista del “Mattino” ucciso dalla camorra. Dentro quella macchina, i sicari del Nuvoletta lo finirono con dieci colpi di pistola nel settembre dell’85. Un omicidio che ha più anni di quanti ne aveva Giancarlo quando fu investito dalla raffica di proiettili: pochi giorni dopo, ne avrebbe compiuti 26. Morire di giornalismo sognando un contratto a tempo indeterminato; il fratello Paolo Siani sarà qui il 12 luglio per raccontare Giancarlo e la sua sconfinata passione. 

Per “Ombre festival” è l’anno del salto di qualità. Ai poliziotti dell’associazione Mariano Romiti, organizzatori dall’anno scorso, si può solo dire “Bravi. Bravissimi”. “Ma come? Sulla fiducia? Prima ancora che il festival cominci?”, chiederà qualcuno dall’obiezione facile. Sì. Prima ancora che il festival cominci. Ma non sulla fiducia. Piuttosto sulle buone intenzioni e – soprattutto – sulle capacità. 

L’abisso che separa l’edizione 2016 dalla nuova è il segno di un’evoluzione incontestabile. In soli due anni di vita, “Ombre festival” si è dotato di un programma vistosamente più denso, misurato, intelligente. Una kermesse neonata che fa passi da gigante: voleva crescere ed è cresciuta ma senza strafare. Con i suoi due o tre eventi al giorno in successione, sarà interamente godibile, dall’inizio alla fine, senza appuntamenti sovrapposti che costringano il pubblico a sacrifici: tutti potranno ascoltare tutti.

Ai ritorni graditi, come quello dei magistrati Giancarlo Caselli e Giuseppe Ayala, si affiancano presenze mai viste o sporadiche in città: dal fondatore di Libera don Luigi Ciotti alla giornalista Federica Angeli; dal capo della polizia Franco Gabrielli all’avvocatessa Lucia Annibali, sfregiata con l’acido dall’ex fidanzato.

Una preziosa opportunità per riflettere da cogliere al volo soprattutto per chi non c’era nell’85, nel ’92, nel 2004 e non conosce Antonino Scopelliti, Tiberio Bentivoglio o Annalisa Durante. Per sette giorni, Viterbo diventerà crocevia di testimonianze e dibattiti su un passato che invecchia ma non deve passare. Raccontare non sarà mai abbastanza. Raccontare senza retorica e banalità è la vera sfida da vincere. 

Una rassegna che ha tutti i crismi per imporsi sulla scena culturale italiana. Si chiama “Ombre festival” ma può accendere i riflettori sulla città. 

Stefania Moretti


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8 luglio, 2017

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