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Viterbo – Truffa carosello da 24 milioni di euro, interrogatori lampo per i quattro viterbesi arrestati, comparsi lunedì davanti al gip di Viterbo che li ha sentiti su disposizione del tribunale di Roma. Tutti si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, qualcuno ha consegnato delle memorie difensive.
Uno ha rilasciato spontanee dichiarazioni, dicendosi estraneo alla vicenda e di essersi limitato ad accettare la carica di amministratore di una presunta società cartiera, in cambio di un compenso di 1600 euro al mese, dimettendosi già l’anno scorso, avendo subodorato che qualcosa non funzionava.
Viterbo – Frode carosello da 24 milioni di euro, 21 richieste di custodia cautelare, quattro viterbesi agli arresti domiciliari. Si tratta di tre uomini e una donna, residenti tra il capoluogo e la bassa Tuscia, presunte “teste di legno” di un’organizzazione attraverso la quale sarebbero state evase imposte Ires e Iva per oltre 24 milioni di euro. Ieri sono comparsi davanti al gip del tribunale di Viterbo.
La guardia di finanza, lo scorso 22 luglio, ha eseguito un sequestro preventivo di beni disposto dal gip del tribunale di Roma, per un valore complessivo di circa 4 milioni di euro. Tra gli immobili, una villa ubicata a Valmontone, magazzini e depositi siti in zona Anagnina e Morena, Ciampino e Labico, nonché una struttura ricettiva della zona est della Capitale che gli autori della frode avrebbero simulatamente ceduto a un’impresa croata allo scopo di sottrarla a eventuali azioni di recupero dell’erario.
Diciassette su ventuno le richieste di misura cautelare accolte dal giudice per le indagini preliminari, tra cui quelle relative ai quattro viterbesi, sentiti ieri dal gip del tribunale di Viterbo per gli interrogatori di convalida. Interrogatori cui gli indagati so sono presentati, nel primo pomeriggio, scortati dalla guardia di finanza.
I patrimoni sotto sequestro sono riconducibili a tre società romane operanti nel settore del commercio all’ingrosso di prodotti elettronici e di informatica, nonché agli amministratori “di diritto” (7 soggetti) e di fatto (2 soggetti), individuati nel corso delle indagini.
Al centro del sistema illecito vi sarebbero state delle società, intestate a “prestanome” che si sono succeduti nel tempo e che, secondo le difese, sarebbero estranei alla gestione delle aziende.
L’utilizzo strumentale di società inadempienti agli obblighi di dichiarazione e versamento delle imposte avrebbe consentito una sistematica evasione dell’Iva anche attraverso lo scambio di fatture per operazioni inesistenti per un volume complessivo di oltre 65 milioni di euro.
In tal modo le società coinvolte nella frode, secondo l’accusa, avrebbero potuto abbattere il costo di acquisto dei beni commercializzati e praticare, slealmente, prezzi di rivendita fuori mercato immettendo sulla piazza capitolina prodotti hi-tech (tablet, i-pad, consolle di gioco, ecc) con effettivi distorsivi della concorrenza.
All’esito delle indagini sono state deferite all’autorità giudiziaria 17 persone e sono state effettuate verifiche fiscali volte a recuperare i tributi evasi. Tra le 17 misure di custodia cautelare agli arresti domiciliari accolte ci sono i quattro viterbesi, presunte teste di legno dell’organizzazione.
Per svolgere il ruolo fittizio di amministratori avrebbero percepito compensi attorno ai 1600euro al mese.
I quattro viterbesi ai domiciliari sono stati per l’appunto ieri chiamati ieri a chiarire la propria posizione davanti al giudice delle indagini preliminari, che li ha sentiti su delega del collega capitolino.
Per i difensori sarebbero stati coinvolti a loro insaputa, trovandosi inconsapevolmente ai vertici di società di comodo, messe in piedi per fungere da mero schermo societario a un imprenditore occulto.
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