Viterbo – Una scoperta che fa gola. Si troverebbe presso il museo civico di Viterbo il sarcofago dell’arcivescovo Ruggieri degli Ubaldini. Non uno qualunque, ma proprio “quel” Ruggieri, la cui testa rosicchiata diventa per Dante Alighieri il “fiero pasto” da cui solleva la bocca il conte Ugolino nella Divina Commedia.
Il prelato, originario del Mugello, venuto a vivere a Viterbo quando era sede del papato, risulta essere morto nel capoluogo, il 15 settembre 1295. Ma che il suo sarcofago fosse ancora nella città dei papi, dice di averlo scoperto solo oggi, 722 anni dopo, uno storico di Pisa.
A distanza di oltre sette secoli è convinto che il suo sarcofago sia custodito sotto gli archi del museo di piazza Crispi lo studioso Aurelio Pellegrini, ex sindaco di Montescudaio e “novello Indiana Jones”, come lo descrive il quotidiano Il Tirreno, dando ampio risalto alla notizia nell’edizione di Pisa.
Pellegrini, 66 anni, con quattro lauree al suo attivo e una quinta appena presa in Archeologia medievale, venuto a Viterbo per ritirare il diploma di laurea, avrebbe deciso di mettersi sulle tracce del sarcofago di quell’arcivescovo che Dante condannò non meno del conte Ugolino visto che aveva ordito una pena di morte “per fame” impartita a quattro innocenti, i due figli e i due nipoti del conte.
Della tomba o sarcofago di Ruggieri degli Ubaldini, o una semplice lapide, si erano perse le tracce. “Un peccato – dice Pellegrini – visto che è un personaggio di caratura planetaria”.
L’arcivescovo più spietato del medioevo (cui lo stesso papa Niccolò IV inviò una condanna per la condotta impietosa contro Ugolino e i guelfi) a Viterbo sarebbe stato ospite del convento di Santa Maria in Gradi. Lì doveva incontrare il papa e lì, sicuramente, morì. “La tomba? Non vi sono tracce documentali che la collochino da qualche parte”, spiega Pellegrini.
Il convento e la chiesa, attuale sede dell’università, furono sconsacrati e svuotati di tutto l’arredo ecclesiale, decorativo e liturgico. “Molti di quegli arredi confluirono nel museo civico di Viterbo. Un museo straordinario che conserva quel capolavoro di Sebastiano del Piombo che è la Pietà”, precisa Pellegrini, in attesa della sesta laurea, in Storia e civiltà.
“Nessuna guida del museo riportava la presenza della tomba di Ruggieri – sottolinea – ne ho trovato soltanto una online che citava genericamente la presenza di un sarcofago di un arcivescovo. Quindi chiedo in giro, ma nessuno al museo sa niente. Avrò sbagliato, mi dico. Forse le mie supposizioni erano solo immaginarie e immaginifiche”.
Pellegrini allora torna a Pisa e si incontra per un caffè in un bar di Borgo Stretto con un erudito storico pisano, Francesco Capecchi, il quale è convinto che la tomba, il sarcofago di Ruggieri sia proprio lì a Viterbo, da qualche parte. A complicare la ricerca la profonda ristrutturazione dello stesso museo civico viterbese, avvenuta circa quattro anni fa.
Fino al giorno in cui Pellegrini non h ricevuto una chiamata proprio dal personale del museo civico di piazza Crispi: “Il sarcofago di Ruggieri dovrebbe essere qui da noi, al primo piano, sotto il loggiato”, gli viene detto. “Durante il viaggio ho pensato a quel ‘dovrebbe’. Una tomba, un sarcofago, una lapide o ci sono o non ci sono”, racconta.
Poi la visione. “L’ho guardato ed indagato bene, e sono convinto che il sarcofago sia proprio del nostro arcivescovo”, sostiene Pellegrini, la cui certezza deriva da due indizi che fanno la prova. “Anzitutto l’iconografia scolpita è quella di un arcivescovo con mitria ed anello. Quindi il sarcofago è di un ecclesiastico di rango elevato”. In secondo luogo: “Non esiste, non vi è traccia documentale che certifichi la sepoltura o il decesso di nessun altro arcivescovo a Viterbo dopo la data precisa della morte di Ruggieri che è il 15 settembre del 1295”.
Ergo, se di arcivescovo si tratta, non può che essere Ruggieri.
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