Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Credo che sia opportuno premettere, per evitare il corollario di luoghi comuni con i quali normalmente vengono apostrofate certe posizioni, che mi sento una liberale attenta alle questioni sociali e ai diritti dei più deboli, in particolare a quelli ultimi fra gli ultimi, ovvero gli animali, la cui protezione ritengo sia una battaglia di civiltà che qualifica un’intera comunità e non certo solo chi s’impegna in prima persona in questo senso.
Non ritengo, altresì, che possano essere le generalizzazioni o, ancora peggio, posizioni fanatiche e integraliste a garantire maggiore forza ed incisività alle proprie idee, le quali, invece, possono più proficuamente trovare consenso e condivisione tramite ragionamenti logici e di buon senso.
In questa ottica vorrei fare alcune considerazioni sulla nota della Federcaccia Lazio, riportata dalla stampa, nella quale vengono annunciate le “eccezionali” misure “restrittive” adottate dalle associazioni venatorie del Lazio e dall’Assessore all’Agricoltura Caccia e Pesca della Regione Lazio, alla luce delle straordinarie condizioni climatiche che hanno caratterizzato questa stagione estiva.
Invero, l’accordo raggiunto prevede che per “senso di responsabilità” verrà ridotto l’orario di esercizio della caccia, limitatamente alle due giornate di preapertura – il 2 e 10 settembre – che, anziché svolgersi dall’alba alle 19,40, si chiuderà (udite, udite…) alle 15.
Certamente a “bocca aperta” non si rimanga per la congruità della decisione, bensì per la sua sostanziale inutilità. Obiettivamente questa non è una valutazione da animalista “da salotto”, con atteggiamento talebano nei confronti dei cacciatori, ma una considerazione di solare evidenza.
Le temperature elevatissime (probabilmente l’anno più caldo nell’ultimo secolo), unite all’assenza di precipitazioni e al triplicarsi degli incendi, rispetto alla media del decennio precedente, hanno già causato la morte di almeno quaranta milioni di animali, riducendo alcune specie allo stremo e distruggendo migliaia di ettari di aree verdi.
Una devastazione del patrimonio naturale senza precedenti che, come tutti sappiamo, ha colpito duramente anche il nostro territorio provinciale.
Cosa dovrebbe accadere di peggio perché per quest’anno ci sia un significativo provvedimento per ridurre “pro tempore” l’attività venatoria, consentendo così a Madre Natura di recuperare ad eventi così distruttivi come quelli che abbiamo dovuto registrare in questa stagione?
E’ bene ricordare che la legge 157/92, all’art.19, comma 1, consente alle regioni di “vietare o ridurre per periodi (non ore) prestabiliti la caccia per sopravvenute particolari condizioni ambientali”.
Oltre che il buonsenso, sono il territorio e la sua fauna a chiedere un atto di civiltà e insieme a loro anche tutti quei cittadini che desiderano proteggere l’ambiente e il suo prezioso patrimonio faunistico.
Non si tratta quindi di tacitare animalisti talebani, bensì di porre in essere scelte concrete, credibili e orientate a salvaguardare un bene comune, per la tutela del quale credo che dovremmo essere tutti interessati, cacciatori compresi.
Il Movimento Animalista non è nemico dei cacciatori, ritiene però che l’attività venatoria, in moltissimi casi e con le attuali normative, sia retaggio di un passato, rispettabile ma non più correlato ai nostri tempi e alle mutate sensibilità animaliste e ambientali, fermo restando che, fino a quando essa sarà consentita dalla legge, chi la pratica non è da considerare un fuorilegge.
Di contro, però, non può essere considerato invasato chi, con misura e gradualità, intende proporre una strada differente, più sostenibile e rispettosa della vita, in tutte le sue forme e rappresentazioni.
A tale proposito, propongo all’assessore responsabile e alle associazioni venatorie un incontro per esaminare la situazione nel suo complesso e concordare una soluzione soddisfacente e condivisa. Noi siamo disponibili…
Antonella Bruni
Responsabile provinciale “Movimento animalista”
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