Rieti – La scritta Dux, patrimonio naturale artistico e monumentale, è stata distrutta dalle fiamme e Monte Giano continua a bruciare. Da tre giorni ormai i roghi continuano a svilupparsi incessantemente in questa zona.
I pini delle tre lettere che compongono la famosa scritta, sul versante ovest del Monte Giano, sono stati irrimediabilmente danneggiati. Il complesso, un omaggio del 1939 a Benito Mussolini, comprendeva una superficie di 8 ettari, circa 20mila pini disposti in modo che dall’alto si potesse leggere la parola dedicata al duce.
Il sindaco di Antrodoco, uno dei paesi coinvolti dal violento incendio che dal 22 agosto sta martoriando la provincia di Rieti, ha chiesto un presidio della strada statale 17 a tutela dei cittadini e delle case. Due moduli della protezione civile affiancheranno le squadre dei vigili del fuoco.
“Oggi sarà un’altra giornata di passione, come quella di ieri dalla quale usciamo completamente sconfitti da condizioni del terreno e meteorologiche terribilmente sfavorevoli. Il fronte di fuoco ormai interessa tre comuni differenti e non so più ormai quanto possa servire chiedere di raddoppiare o triplicare i mezzi e gli uomini, cosa che in ogni caso continuerò a fare” scrive sulla sua pagina Facebook Alberto Guerrieri.
Il Monte Giano (1820 m) si erge a nord-est del paese. Da diversi chilometri di distanza si poteva notare sul monte la scritta “DVX” (duce, dal latino dux, ducis), composta da alberi di pino. La pineta fu realizzata dalla Scuola allievi guardie forestali di Cittaducale nel 1939, con il contributo in braccia di numerosi giovani del posto.
La scritta, visibile nelle giornate di poca foschia anche da Roma, era stata restaurata con fondi regionali nell’estate del 2004.
Francesco Storace, su Il Giornale d’Italia, scrive al riguardo: “Tornerà la scritta”. “E sarà il popolo – prosegue – se non ci penseranno come invece dovrebbero fare le istituzioni, a finanziare il restauro della scritta dux sul Monte Giano, ad Antrodoco, dove c’è il celebre ricordo di Mussolini che era sopravvissuto al tempo. Perché sarebbe inaccettabile l’inerzia di fronte a quello che è accaduto e soprattutto se non dovessero batter ciglio le istituzioni”.
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