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Truffa carosello hi-tech - Il vicedirettore di un quotidiano locale descritto nella carte dell'inchiesta su una mega evasione fiscale

Fumarola “a disposizione dell’organizzazione”

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Marco Fumarola

Marco Fumarola

Viterbo – Un “prestanome a disposizione dell’organizzazione”. 

Così il gip Gisberto Muscolo descrive Marco Fumarola, vicedirettore – almeno fino a pochi giorni fa – di un quotidiano locale on line diretto da Paolo Gianlorenzo, giornalista indagato in altre inchieste ma del tutto estraneo all’indagine di Velletri. 

Per i magistrati, Fumarola era sul libro paga di Alessandro Cordelli, “l’imperatore”, “l’ammiraglio”, “il grande capo”, come viene indicato il trentasettenne di Civitavecchia nella maxi ordinanza che lo ha spedito ai domiciliari insieme a Fumarola (ora con l’obbligo di firma) e ad altre 14 persone.

Frode carosello mediante importazione di prodotti hi-tech è l’ipotesi degli inquirenti. In pratica, il sospetto è che gli indagati abbiano creato un sistema ad hoc per evadere milioni di euro d’Iva, 18 milioni di euro per la precisione, tramite un giro di società cartiere “intestate a compiacenti teste di legno e sprovviste di qualsivoglia struttura operativa”. A cominciare dagli uffici. 

Una testa di legno era Fumarola. Per i pm, i prestanome guadagnavano dai 300 ai 1500 euro: “Vengono pagati secondo un tariffario predefinito – si legge sulle carte dell’inchiesta – e di solito le teste di legno delle società italiane percepiscono uno stipendio maggiore (che oscilla dagli 800 ai 1500 euro mensili), di quelli che rappresentano i soggetti economici comunitari (in questo caso il compenso varia da 300 a 500 euro mensili)”. Quindi, considerando che la sede della “cartiera” amministrata da Fumarola aveva sede a Roma, il cinquantaquattrenne viterbese doveva trovarsi nella “fascia contrattuale” migliore, tra le due tipologie di prestanome. 

Da quanto si apprende dagli atti, Fumarola sarebbe stato legale rappresentante della Wfm srl dal giugno 2014. Quando gli comunicano il trasferimento della società all’estero “perché la situazione comincia a diventare scottante”, Fumarola “chiede di poter avere qualche altro incarico”.

E che sia un amministratore di comodo lo dicono le intercettazioni. E le carte: “Fumarola è un mero prestanome che agisce sotto le direttive di Paolo Rapone”, trentottenne civitavecchiese che insieme all’altro indagato Luciano Todde, di Oriolo Romano, si occupava di reclutare i finti amministratori compiacenti.

È soprattutto da Todde e Rapone che Fumarola prende ordini: su quanto prelevare dai conti, sui trasferimenti di fondi e su tutto il resto, persino su cosa dire alla banca per giustificare certe richieste. Da parte sua, per il gip, c’è “piena disponibilità alla commissione degli illeciti”. 


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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27 agosto, 2017

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