Viterbo – Ci hanno lavorato quattrocento persone, tutte in modo volontario.
Altrettante, forse di più, forse di meno, lo hanno criticato via social. Solo dal trailer. Che proprio trailer non è. Dura 11 minuti.
Un tempo adeguato a quello del film. Quasi tre ore.
Ieri al palazzo dei Papi il lungometraggio, molto lungo, su santa Rosa è stato proiettato per la prima volta.
Sala Alessandro IV piena. Solo posti in piedi e nemmeno quelli. Politici e istituzioni, pochi. Si vedono Giulio Marini, Antonella Sberna e Daniele Sabatini. Passa pure Paolo Moricoli. Pochi altri e poco male. Perché si sta stretti.
Anche se poi, vuoi per il caldo, vuoi per la durata, qualche spazio si crea. Qualcuno rinuncia. Altri avranno preso il dvd per dedicarsi a una visione privata. Magari a puntate. Diverse puntate.
Nessuno, però, si è perso l’introduzione del regista Luigi Avella.
Di sassolini da togliersi ne ha parecchi. Film amatoriale. Anche troppo. Un insulto alla città. Un campionario dei “complimenti” ricevuti in questi giorni. Accanto ad altri che invece hanno apprezzato l’idea. O la buona volontà.
“Lo spirito con cui ho realizzato questo film è salesiano – spiega Avella – quindi gratuito, ho imposto che nessuno debba pagare per vederlo. Il dvd si può avere con un contributo e il ricavato dovrà andare per un’opera in onore di santa Rosa.
Se raccoglieremo poco, sarà un mazzo di fiori, altrimenti vedremo”. Avella ha un’idea. Quattro bassorilievi con momenti significativi di Rosa, da posizionare nei pressi della casa. Alle suore piacendo.
Sul film, invece: “Non guardate agli errori. Ce ne sono tantissimi, ma ascoltate quello che Rosa dice. Hanno collaborato 400 persone”.
Poi mette le mani avanti. “Non ce l’ho con i viterbesi. Anche se ho scritto cose, come che Viterbo è morta. Ma chi ha la coscienza sporca si sente toccato. Chi ce l’ha pulita, no”.
L’avvio della proiezione è con qualche difficoltà tecnica. Non si sente bene. Non è detto che sia un difetto. Prima dei titoli di testa, un messaggio distensivo. “Voglio bene a tutti, pure quelli che hanno criticato. Ma non dite che ho sporcato Viterbo”. Ma qualcuno dirà che non ha apprezzato il film.
Rosanna De Marchi, che il lungometraggio l’ha voluto, chiama la protagonista. Clarissa Mazzi, santa Rosa nel film e Alessia Tocco. Interpreta la mamma Caterina.
“Il film avrà dei difetti – osserva De Marchi – però vi chiedo di soffermarvi a vedere come hanno interpretato i ruoli di santa Rosa e della madre”. Qualcuno indugia pure su altri dettagli.
Se la lingua batte dove il dente duole, l’occhio cade su incongruenze, errori. La parrucca di Gesù fa gridare: “Oh Gesù…”. Forse, poi, si poteva cambiare musica. Bella quella di sottofondo. Snetirla per tre ore forse è troppo. Dettagli.
Tutti concordano: non vincerà statuette. Del resto, nessuno ha pensato di farlo concorrere agli Oscar. Bello o brutto che sia, l’impegno di tanti volontari e di chi l’ha voluto, si salva. E poi, un film su santa Rosa non farà male a nessuno. Bello o brutto che sia.
Giuseppe Ferlicca
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