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Guardia di finanza - Lunedì, interrogatori lampo in procura per quattro arrestati - Al centro della frode fiscale tablet, i-pad, consolle di gioco

Truffa carosello milionaria, salgono a nove gli indagati viterbesi

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Viterbo - Tribunale

Viterbo – Tribunale

Viterbo – Truffa carosello da milioni di euro in campo tecnologico, interrogatori lampo per i quattro viterbesi – tre uomini e una donna – agli arresti domiciliari dal 28 luglio. Sono comparsi lunedì davanti al gip di Viterbo che li ha sentiti su disposizione del tribunale di Velletri. Al centro un giro di tablet, i-pad, consolle di gioco commercializzati a prezzi concorrenziali. Col trucco.

Nel frattempo emergono ulteriori particolari sull’operazione e si scopre che tra i 21 indagati della maxinchiesta – di età compresa tra i 28 e i 73 anni – ci sono altri cinque viterbesi. Sono quindi nove, in tutto, i residenti nella Tuscia.

Scortati da una ventina di finanzieri, ad eccezione di uno cui è stato consentito di recarsi con mezzi propri al palagiustizia del Riello, gli arrestati si sono avvalsi della facoltà di non rispondere alle domande del giudice Savina Poli. Qualcuno ha consegnato delle memorie difensive.

Un indagato ha rilasciato spontanee dichiarazioni, dicendosi estraneo alla vicenda e di essersi limitato ad accettare la carica di amministratore di una presunta società cartiera, in cambio di un compenso di 1600 euro al mese, dimettendosi già l’anno scorso, avendo subodorato che qualcosa non funzionava. Le difese, in attesa di esaminare tutte le carte, starebbero già pensando di ricorrere al tribunale del riesame.

Proprio al 2016, invece, risalgono le indagini della guardia di finanza di Frascati sfociate in 21 richieste di misure di custodia cautelare, da parte del pm Giuseppe Travaglini, 17 delle quali accolte dal giudice per le indagini preliminari Gisberto Muscolo, mentre quattro persone restano indagate a piede libero.

Poderose le ordinanze, di 300 pagine, in cui vengono ricostruiti i ruoli di ciascuno nella presunta maxifrode fiscale, finalizzata, secondo l’accusa, ad abbattere il costo di acquisto dei beni commercializzati e praticare, slealmente, prezzi di rivendita fuori mercato immettendo sulla piazza capitolina prodotti hi-tech (tablet, i-pad, consolle di gioco, ecc) con effettivi distorsivi della concorrenza.

Il via libera alle misure, richieste già il 27 gennaio con un’integrazione dello scorso 11 luglio, è arrivato il 18 luglio. Il 28 luglio l’applicazione, con la notifica agli interessati, assieme a una raffica di sequestri e perquisizioni.

Dei ventuno indagati complessivi della maxinchiesta, quattro sono di Civitavecchia; tre di Roma; quattro di Oriolo Romano, tra cui due donne; un viterbese; tre di Tarquinia; uno di Montalto di Castro; uno di Ladispoli; poi ci sono altre quattro donne: due di Modena e Reggio Emilia, una romena e un’argentina. Per cinque, la procura aveva chiesto gli arresti in carcere.

Silvana Cortignani


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2 agosto, 2017

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