Viterbo – (g.f.) -“Aggredito un agente”.
La protesta della polizia penitenziaria è in corso, quando a Danilo Primi (Uspp) arriva la telefonata.
L’ennesimo episodio all’interno del carcere di Mammagialla, proprio stamani. Un detenuto ha aggredito l’agente.
Fuori dai cancelli è in corso la protesta dei sindacati. I colleghi s’informano sulle condizioni dell’agente aggredito. Qualcuno è preoccupato, episodi simili si ripetono con una frequenza preoccupante
Anche per questo i sindacati protestano, mentre all’interno si festeggiano i duecento anni del corpo di polizia penitenziaria.
Sul viale d’ingresso passano le macchine degli ospiti. Superano il banchetto, attraversano le bandiere di chi oggi proprio non se la sente di fare festa. “Che c’è da festeggiare?”. Se lo chiedono in molti. Si vedono Umberto Fusco ed Enrico Maria Contardo (Noi con Salvini).
“Siamo sotto organico – dice Salvatore Carrano – con un solo collega per sezione, quando durante la giornata le celle restano aperte, per ovviare a problemi legati agli spazi che altrimenti sarebbero insufficienti”.
Chiedono interventi. Da troppo tempo. Gli agenti che oggi hanno deciso di manifestare. Con il supporto di chi oggi è regolarmente al suo posto. “Rifiuteranno – spiega Primi – il servizio mensa”.
La situazione resta complicata.
“Oggi festeggiamo 200 anni della polizia penitenziaria – si legge in una nota dei sindacati – il corpo più longevo nella storia della Repubblica Italiana, ma ogni giorno assistiamo o sopportiamo aggressioni agli agenti da parte di detenuti che non hanno più rispetto delle regole, dell’uniforme e della persona che la indossa con insulti, sputi e addirittura lanci d’escrementi”.
Mentre l’organico: “È ai minimi storici – spiegano i sindacati – una carenza cronica. Con il personale comandato a sorvegliare fino a sei sezioni, rotonde dei primi piani e pianoterra chiuse dopo le 16”. Sono molte le ragioni del malcontento: “Turni massacranti, anche fino a 16 ore continuative di servizio – dicono da Sappe, Osapp, Uilpa, FnCisl, Sinappe, Uspp, CgilFp – straordinari e missioni non pagati, alloggi nelle caserme fatiscenti e per di più destinati a essere a pagamento”.
Per queste ragioni, lanciano un appello a chi oggi celebra i duecento anni del corpo: “Ci affidiamo a voi che oggi qui avete la giacca e la cravatta. Vorremmo che questa festa fosse di tutte le persone che operano negli istituti di tutta Italia, indossando un’uniforme, una tuta di servizio o altro, nonostante le difficoltà elencate e non soltanto vostra”.
Un invito a prendere coscienza della situazione: “Un immediato interessamento e intervento, affinché tutte quelle problematiche, con le quali noi donne e uomini della polizia penitenziaria lottiamo ogni giorno, siano definitivamente azzerate.
Alla fine ci chiediamo, cosa dovremo festeggiare? Questa festa del corpo, esattamente, di chi è? Ci state facendo disamorare di questo fantastico lavoro”.
La firma della nota è dei sindacati che raccolgono: “lo sfogo delle donne e degli uomini della polizia penitenziaria di Viterbo”.
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