Viterbo – Gli concedono i domiciliari ma li evade, ben due volte. In poco più di un mese. La prima per andare a prendere il caffè dalla vicina. La seconda per essersi recato in un’agenzia di disbrigo pratiche dove avrebbe insultato la titolare che avrebbe protestato per essere stata pagata dall’uomo, 44 anni, con un assegno non coperto (la querela per ingiuria è poi stata ritirata).
Revocati i domiciliari, evasi, la prima volta, dopo soli tre mesi, l’uomo ha fatto ricorso per Cassazione, tramite il suo avvocato. Il 44enne, oltre a definire “tutt’altro che grave” la prima evasione, si sarebbe giustificato sostenendo che nell’agenzia di disbrigo pratiche “era stata la sorella a occuparsi del passaggio di proprietà di un autocarro”.
Chiesto l’annullamento dell’ordinanza del tribunale di sorveglianza, la suprema corte ha respinto il ricorso, condannando l’uomo al pagamento delle spese processuali oltre al versamento di 2mila euro alla cassa delle ammende.
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