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Civita Castellana - La produzione nazionale avviene in 39 stabilimenti, 35 dei quali in provincia di Viterbo - Soddisfatto Vittorio Borelli, presidente di Confindustria Ceramica

Ceramica sanitaria, produzione in crescita dell’8,5 per cento

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Il distretto ceramico di Civita Castellana

Il distretto ceramico di Civita Castellana

Civita Castellana – Segnali positivi dalla ceramica sanitaria nazionale, con 4,1 milioni di pezzi venduti nel 2016, il 4,5% in più rispetto al 2015, in presenza di un fatturato stabile (-0,7% a 183,1 milioni di euro). Si confermano sostanzialmente il numero di aziende e stabilimenti rilevati nel 2015, mentre si registra una flessione limitata della forza lavoro.

Per quanto riguarda le piastrelle, invece, la sfida è sempre più all’estero, mentre sale la spesa in innovazione. Lo scrive Luigi dell’Olio per Economia e Finanza, sottolineando come nel 2016 gli investimenti siano cresciuti del 14 per cento.

Oltre confine la partita decisiva, nonostante la leggere flessione del dato relativo all’occupazione.  “È la dimostrazione che le aziende italiane hanno compreso l’importanza di giocare la partita sul campo dell’innovazione”, dice Vittorio Borelli, presidente di Confindustria Ceramica.

Sul fronte della ceramica sanitaria, sono 33 le aziende industriali produttrici in Italia, trenta delle quali localizzate nel distretto di Civita Castellana. L’occupazione a livello nazionale è pari a 3.124 dipendenti, che lo scorso hanno realizzato una produzione pari a 4,09 milioni di pezzi, in crescita dell’8,5% nel confronto con il 2015. La produzione avviene in 39 stabilimenti, 35 dei quali localizzati in provincia di Viterbo.

Il consuntivo 2016 per l’industria nazionale delle piastrelle di ceramica indica invece che vi sono stati investimenti fissi lordi per 400,4 milioni di euro, ben il 13,97% in più rispetto al dato del 2015. Non altrettanto positivo è il dato occupazionale, con gli addetti che lo scorso anno sono rimasti sostanzialmente stabili (-0,98%) a quota 18.956. “Dopo la lunga crisi che ha investito l’economia italiana non si tratta di un dato trascurabile”, sottolinea comunque il presidente dell’associazione di settore.

Tutti in positivo gli altri indicatori, pur se con ritmi differenti. La produzione è cresciuta del 5,36%, mentre le vendite totali sono salite del 4,46%. In quest’ultimo caso la spinta più forte è arrivata dall’estero, in progresso del 4,78% nell’ultimo anno (con vendite per 331,7 milioni di metri quadri) contro il +3,16% dell’Italia.

Ancora più ampio è il divario tra mercato interno e internazionale sul fronte del fatturato, che complessivamente cresce del 5,86% a 5,417 miliardi di euro, ma con l’estero in progresso del 6,27% (a 4,588 miliardi) e l’Italia caratterizzata da un passo più lento (+3,67% a 829 milioni). Le vendite nell’Unione Europea (Italia esclusa), pari al 57% delle esportazioni totali, sono in aumento del +5,2% in volume e oltre il +7% in valore.

Brillanti le vendite in Germania, dove si è assistito a un incremento del +7% in valore, in Spagna (+28%), Paesi Bassi (+16%) e in Gran Bretagna (+11%). Recupera la Francia, con un +5% in valore. In calo invece le vendite in Finlandia (-5%) e Polonia (-2%), alle quali si affianca la flessione della Russia (-13%, sempre in valore).

Molto positive le indicazioni dagli Stati Uniti, dove le esportazioni italiane nel 2016 hanno messo a segno un +8% in quantità e +7% in valore. Nel 2016 vi sono state crescite per i volumi di vendita anche verso l’Asia — pari a 40 milioni di mq con un +5% sul 2015 — con l’aggregato Golfo che ha registrato un incremento del +10 in quantità.

L’internazionalizzazione produttiva occupa oggi più di 3200 dipendenti e pesa il 16% dell’attività globale, con 856 milioni di euro di fatturato, grazie a 86 milioni di metri quadrati venduti. A fine 2016 la produzione totale estera deriva per 60,6 milioni di metri quadrati (71%) dal continente europeo (dal Portogallo alla Russia), mentre i restanti 24,4 milioni di metri quadrati (29%) dagli Stati Uniti.


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26 settembre, 2017

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