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Università della Tuscia - La colonia è stata scoperta dagli studenti di Biologia ed Ecologia marina - E' una specie molto urticante diffusa in genere nelle acque tropicali

Cubomeduse sulle coste dell’Alto Lazio

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La cubomedusa

La cubomedusa

Gli effetti delle punture della cubomedusa

Gli effetti delle punture della cubomedusa

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – A seguito di attività di monitoraggio nell’ambito del progetto “LIFE-Poseidone”, lungo il tratto di costa compreso tra Montalto di Castro e Tarquinia, è stato riscontrato una colonia di esemplari di cubomeduse.

La scoperta è stata fatta dagli studenti del corso di Biologia e Ecologia marina dell’università della Tuscia coordinato dal professor Giuseppe Nascetti, attivo al polo universitario di Civitavecchia.

In particolare la medusa si trova nel tratto di mare che va da Civitavecchia a Montalto di Castro. La specie in questione è la Carybdea marsupialis, molta piccola, trasparente, munita di quattro lunghi tentacoli e capace di veloci spostamenti. Le cubomeduse, chiamate anche vespe di mare, si trovano in tutti gli oceani, generalmente in regioni tropicali e subtropicali e in zone costiere poco profonde.

La Carybdea marsupialis è una specie distribuita ampiamente in acque tropicali dell’Atlantico e si trova in grandi quantità nel Mar dei Caraibi. Non è una specie comune nel Mediterraneo.

Come tutte le cubomeduse è una specie molto urticante. Da evitare bagni in mare, soprattutto in concomitanza di un grande numero di esemplari come quelli registrati. Durante la notte, attratta dalle luci delle città, spesso si sposta verso riva, raggiungendo densità di individui molto alte.

La sua puntura è dolorosa, anche se per fortuna l’effetto è di breve durata. Il suo veleno infatti è termolabile e per tanto è consigliabile lavare con acqua calda le parti venute a contatto con i suoi tentacoli. La sua presenza così importante lungo le coste laziali è imputabile ad una serie di fattori che ne hanno facilitato il suo insediamento. In quanto specie termofila, la progressiva tropicalizzazione del bacino del Mediterraneo le ha consentito di colonizzare le nostre coste, vista anche l’assenza dei suoi predatori naturali.

Università della Tuscia


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1 settembre, 2017

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