Viterbo – “Per aver raccontato nel 2011 i sistemi di cooptazione all’università di Viterbo un giornalista che allora lavorava al quotidiano Italia Oggi, Giampaolo Cerri, si è preso una querela e il processo è ancora in corso. L’accusa è diffamazione”.
E’ quanto scrive il Giornale, prendendo spunto dalla recente inchiesta della procura di Firenze che lunedì ha fatto finire ai domiciliari sette docenti accusati di aver truccato dei concorsi universitari.
Il quotidiano milanese torna indietro nel tempo. Al 2011, raccontando la storia dell’allora giornalista di Italia Oggi che sarebbe finito a processo dopo aver scritto dei “sistemi di cooptazione all’università di Viterbo”.
“I chiamati in causa – scrive il Giornale – sono una professoressa con tessera e ruoli di responsabilità nel Ds/Pd e il capo dipartimento per l’università del ministero dell’Istruzione, all’epoca rettore dell’ateneo e presidente della Conferenza dei rettori. Nonché compagno della docente in questione”.
La docente “si chiama Flaminia Saccà – continua il quotidiano milanese -. Nel 2010-11 partecipa a un concorso per un posto da associato all’ateneo della Tuscia a Viterbo, il cui rettore è il suo compagno, Marco Mancini. Qui scoppia il caso rivelato da Italia Oggi che è costato il processo per diffamazione. Uno dei cinque docenti della commissione giudicatrice, il professor Marcello Fedele, ordinario alla Sapienza, dopo una prima valutazione favorevole si corregge. L’accusa è semplice: la candidata ha copiato eminenti sociologi senza citarli. Gli altri quattro commissari «prendono atto» ma non battono ciglio e ribadiscono la valutazione positiva per l’aspirante associata in sociologia targata Pd «in considerazione del curriculum, dei titoli presentati e delle due prove orali». Chiamato a testimoniare al processo per diffamazione, Fedele ha confermato tutto”.
Il Giornale continua scrivendo che “il decreto di nomina è firmato dal rettore viterbese, Marco Mancini, che era anche il presidente della Conferenza dei rettori e compagno della professoressa Saccà. Concorso confezionato su misura? Il sospetto esiste” , conclude il quotidiano milanese.
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