Brighton (Uk) – “Fare ricerca. Perfezionare l’inglese e imparare le lingue. Dare il mio contributo e mettermi al servizio degli altri. Perché la mia ‘patria’ è il mondo intero. Non ci sono confini, soprattutto quando si parla di ricerca”. Margherita Modesti ha le idee chiare. Venticinque anni, romana d’Ottavia, triennale alla Sapienza e specialistica all’università della Tuscia. Entrambe con lode.
Fotoracconto – La vita a Brighton di Margherita Modesti
A ottobre sarà a Pisa per un dottorato in agrobioscienze alla scuola sant’Anna. Nel frattempo è in Inghilterra, tra Brighton, dove vive, e Lewis, dove invece si occupa di viticoltura in un vigneto del Plumpton college nell’ambito del programma Erasmus Traineeship. “Durante il dottorato farò comunque un anno all’estero dove, una volta finito, mi piacerebbe restare”, sottolinea Modesti.
Una ragazza in giro per il mondo. “Non per cambiarlo, ma per renderlo possibile e imparare a trarne spunto – sostiene -. Una generazione, la mia, che si prende sul serio e si butta anima e corpo sulle cose, senza l’ansia della prospettiva o di una possibile deriva”. Senza timidezze e orticelli da difendere.
“Sono arrivata a Brighton – racconta Margherita Modesti – perché ho partecipato a un progetto dell’università della Tuscia, l’Erasmus Traineeship, che prevede anche un tirocinio all’estero. E ho scelto l’Inghilterra, dipartimento di enologia al plumpton college. Attualmente lavoro soprattutto in vigneto dove stiamo mettendo nuove piante di vite. Ho anche imparato a guidare il trattore. Sveglia alle 6, arrivo al college alle 9 e ritorno a casa con l’autobus delle 17”.
Si va dove si sente il bisogno. Simili ai loro coetani che partono dall’Africa alla ricerca di una vita migliore. Verso nord. Nord europa per l’occidente. Mediterraneo per i paesi africani. Una generazione di ragazzi che cambieranno il mondo, dall’una e dall’altra parte della barricata. In attesa di un futuro che già oggi dice di buttare il cuore al di là di ogni ostacolo. Nuove comunità nomadi fatte di studenti, ricercatori, lavoratori precari alla ricerca di fortuna, uomini e donne che cercano di dare un senso all’esistenza, “dannati della terra” che vogliono vivere senza più chiedere una vita migliore. Giovani, in prevalenza, ma l’età non c’entra. Piuttosto un movimento che sta delineando man mano un “popolo” capace di svilupparsi e agire su un piano internazionale.
“È un fatto generazionale, che riguarda tantissimi giovani in tutto il mondo – dice Modesti –. Indipendentemente da condizioni sociali, aspettative e prospettive. Un mondo che si va ristrutturando facendo sempre più a meno dell’idea stessa di patria e nazione. Non cervelli in fuga, ma gente coraggiosa, mossa da desideri e bisogni. Andiamo, torniamo, ripartiamo. Senza mai alzare i tacchi. Consapevoli di quello che ci gira attorno. Viviamo con poco. Basta il necessario. Pagare l’affitto e fare la spesa. Poi il fine settimana ci si adatta. Dal venerdì sera alla domenica si smette di lavorare e si sta con gli amici, con chi ho conosciuto in questi mesi”.
E a Brighton il modo di divertirsi non manca. Continuando a imparare. “Perché Brighton è una città multiculturale e piena di stimoli – afferma Modesti -. Nessuno ti guarda, o squadra dall’alto verso il basso. Un posto dove chiunque può essere libero di essere ciò che è. Sei come sei e va bene così come sei. Etero, gay, frikkettone, tranquillo. Senza essere giudicati, nel rispetto degli altri. Quando sono arrivata, la prima cosa che mi è capitato di vedere è stata una manifestazione di tizi che se ne andavano in giro nudi in bicicletta. Le ultime, il gay pride e infine il carnevale di Notting Hill a Londra. Cortei che hanno sfilato per ore, per un’intera giornata”.
A Brighton, a mezz’ora di treno dalla capitale. “Certo, qui la vita è decisamente più cara – spiega Modesti -. Per due fermate di treno pago 125 sterline al mese, 140 euro circa. E quando scendo a Lewis, per arrivare al Plumpton salgo su un autobus che costa 100 euro al mese di abbonamento. Perché quello del treno non è valido. Poi l’affitto della stanza dove dormo e la spesa per mangiare. Un caffè costa 3 euro e chi fuma deve tirare fuori 12 euro a pacchetto. Il programma Erasmus paga solo 500 euro al mese. Meglio di niente, ma meglio. Torno in Italia in autunno, perché a ottobre inizia il dottorato a Pisa, vinto qualche mese fa. Terza su sei posti disponibili con borsa. Il mio primo stipendio. Incredibile. Veramente. Milleduecento euro al mese con cui continuare a sperare”. In un futuro migliore. Senza patria. Perché la “patria è il mondo intero”.
Daniele Camilli
Bye, bye Italia
Giovani della Tuscia che vanno e vengono dall’estero. Per studiare e lavorare. Alcuni ritornano, altri restano. Molti considerano comunque la loro permanenza in “terra straniera” come un passaggio. Per imparare le lingue, fare un’esperienza di lavoro e poi spostarsi di nuovo, in un altro stato che non sia l’Italia.
Una migrazione “anomala”, dai contorni ancora poco chiari. Lampante è invece la volontà di andarsene da un paese troppo ingessato e che offre poche prospettive di lavoro, studio e carriera. Una mobilità sociale che ragazze e ragazzi cercano altrove. Fuori dall’Italia. Una “fuga” di lavoratori e cervelli che va di pari passo con le migrazioni dal sud del mondo. Tutti diretti a nord. Per i richiedenti asilo il nord è il mediterraneo, per i loro coetanei italiani l’Europa settentrionale. Quasi un ricambio generazionale all’interno della stessa generazione che nel lungo periodo provocherà dei cambiamenti consistenti a ogni livello, sia della ricerca che del mercato del lavoro in generale.
Una situazione che attesta anche un profondo cambiamento della migrazione italiana. Non più connazionali che prendono il treno un po’ spaesati e con la valigia di cartone sotto il braccio, ma giovani dinamici, intraprendenti e affamati di nuove opportunità. Un unico desiderio: aprirsi al mondo e arricchire il proprio bagaglio culturale.
Tanti i giovani, viterbesi o che hanno studiato nella Tuscia, che decidono di abbandonare il bel paese per andare all’estero. Tusciaweb, con la nuova rubrica Bye Bye Italia, raccoglie e racconta le loro esperienze.
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