Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Paradosso “vigili del fuoco”: di questo bisogna parlare quando ci si avvicina ad un argomento che, soprattutto di questi tempi, occupa intere pagine di giornale e lunghi servizi televisivi.
Vigili del fuoco impegnati in impari lotte contro enormi e devastanti incendi; vigili del fuoco in perenne, endemica carenza di personale già in tutto l’arco dell’anno e in particolare nel periodo estivo quando la loro opera ed i loro interventi si moltiplicano a dismisura.
Il paradosso risiede nel fatto che la carenza di personale sempre tanto lamentata, sarebbe in buona parte coperta e soddisfatta utilizzando soggetti già preparati ed addestrati, anzi, addirittura già utilizzati in modo assolutamente improprio, per non dire assurdo. Si tratta dei così detti “vigili del fuoco discontinui”, veri e propri sfruttati sotto ogni aspetto ed il cui sfruttamento diviene sempre più accentuato negli anni.
Non si tratta di 120mila uomini, come dichiara il prefetto Frattasi (capo dipartimento dei vigili del fuoco) forse per ingenerare confusione oppure confuso egli stesso; bensì di 16mila lavoratori che sono ritenuti “volontari” ed a tale stregua sono trattati.
Dopo l’ultima, parziale stabilizzazione del personale precario del settore, avvenuta nel 2007, coloro che non poterono rientrare per varie ragioni nel novero degli stabilizzati, continuarono nel loro servizio in stato di precariato.
Fino al 2014 le chiamate in servizio ammontavano a 20 giorni ciascuna, reiterabili per quattro e talvolta cinque volte l’anno.
Con tale stato di servizio era allora possibile ottenere il sussidio di disoccupazione, mettendo al riparo, almeno in parte, migliaia di famiglie dalla fame. Dal 2014 in poi, mediante una semplice circolare diffusa nell’antivigilia di Natale, ogni servizio veniva proditoriamente decurtato a dodici giorni, durata che non consentiva più di totalizzare periodi sufficienti a garantire l’indennità di disoccupazione.
Di più: nello stesso periodo una serie di microprovvedimenti succedutisi nel tempo tolsero a questi lavoratori anche la qualifica di precari, riducendoli a “volontari senza nulla a pretendere dall’amministrazione”.
In tal modo questi, che sono a tutti gli effetti pompieri, divennero (e sono) lavoratori privi di qualunque diritto, mentre, nelle chiamate in servizio, essi svolgono tutte le mansioni, spesso a rischio della vita, né più né meno come qualsiasi altro vigile del fuoco.
La cosa comporta non poche conseguenze negative, oltre a quelle economiche: ad esempio, in una attività tra le più rischiose, non viene riconosciuto come tale nessun tipo di infortunio sul lavoro e neppure in caso di morte è riconosciuto un indennizzo. Come si diceva, questa situazione riguarda sedici mila lavoratori in tutta Italia. Il capranichese Emanuele Daga ricopre l’incarico di responsabile provinciale dell’associazione nazionale discontinui vigili del fuoco e Cub Pi Vvff. E’ lui che fa notare come la già grave situazione di crisi che da anni attanaglia il nostro paese non possa non essere ancora ulteriormente aggravata dallo stato di bisogno e di smarrimento in cui versano ben sedicimila famiglie spalmate su tutto il territorio Italiano. In tal modo si aggiunge povertà alla povertà, malessere sociale a malessere sociale. D’altro canto l’Italia è gravemente colpita ogni anno dagli incendi specialmente nel periodo estivo e le ultime settimane stanno a dimostrarlo, dopo gli incendi torneranno gli allagamenti, causati da vere bombe d’acqua di un clima oramai ciclico e catastrofico per certi versi.
“Mentre ci si lamenta della carenza di mezzi e di uomini, tra i vigili del fuoco, centinaia di unità addestrate e pronte al servizio sono costrette ad assistere passivamente al disastro, ultima la tragedia di Amatrice, dove centinaia di “discontinui” delle zone limitrofe al sisma si sono presentati al comando centrale per dare la loro totale disponibilità ad aiutare la popolazione, nonché i loro colleghi permanenti, anche per mansioni minori, ricevendo solo rifiuti.
La politica, dopo anni e anni di pervicace aggressione ai diritti di questi lavoratori, e di promesse mai mantenute, ridotti ormai al lumicino, si occupi finalmente della situazione in modo serio e costruttivo, Non si tratta solo di migliorare le condizioni di vita di 16mila famiglie ma anche di dotare i vigili del fuoco di personale preparato ed indispensabile ad affrontare le tragedie che affliggono il nostro paese.
Emanuele Daga
referente per la provincia di Viterbo
And – Cub Pi Vvff
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