Viterbo – Il “giardino delle delizie” al confine di Pianoscarano, il giardino del ristorante Paradosso gestito oggi da Emanuele Ottaviani e Adrian Fereru. Una villa urbana suggestiva con uno spazio esterno cinquecentesco allestito e arricchito con reperti medievali e d’epoca romana presenti anche all’interno della struttura.
Fotogallery: Il giardino e i sotterranei del Paradosso
C’è persino una storia di fantasmi che caratterizza i sotterranei, altro pezzo da 90 dell’intero complesso. Un fantasma che sarebbe venuto fuori dalle mura e che potrebbe appartenere o a una donna sepolta viva là sotto o a un boia che avrebbe abitato da quelle parti. Fatto sta che, fantasma a parte, anche i sotterranei nascondono il loro patrimonio di bellezze e curiosità.
“Qui sotto – racconta Emanuele Ottaviani – ci sono i resti di tombe etrusche, butti, vie di fuga medievali, archi antichi, cantine e ogni tanto si trovano anche i resti di qualche ceramica”. Qua e là oggetti quotidiani usati fino a 40, 50 anni fa. Un vero e proprio tessuto sociale scomparso e sepolto, eppure ancora ben presente alla memoria di tantissime persone.
“Ci sono stoviglie, bicchieri e ‘pitali’ – sottolinea Emanuele – così come resti di botti e binari per farle scorrere. Un mondo che qui sotto sembra essersi fermato”
Si passa pure sotto al ponte del paradosso con le vecchie tubature che lo attraversano e il soffitto lavorato. “Li stiamo ripulendo – dice Emanuele – per poterli rendere visitabili”. Non è semplice e c’è ancora tanto da fare.
Invece il giardino è perfetto. Come Emanuele e Adrian lo hanno trovato, curandolo ogni giorno. “Un patrimonio straordinario – così lo definisce Ottaviani – ci sono capitelli e vasche risalenti al medioevo. I resti di una chiesa che si affaccia sul giardino e una fontana del cinquecento”. Sulle pareti attorno “una piccola scultura romana – prosegue – dipinti, immagini e una ceramica che ritrae santa Rosa e san Lorenzo”. Un po’ più nascoste due fontane con pezzi provenienti da strutture monumentali esterne al Paradosso. “C’è chi dice – sostiene Emanuele – che la vasca alla sinistra del ristorante sia stata ricavata con pezzi che vengono dal duomo di Orvieto”.
In fondo al giardino ci sono anche “i resti – spiega Emanuele Ottaviani – dell’acquedotto che portava l’acqua a Pianoscarano e in fondo un palco ‘naturale’ introdotto da due antiche colonne dove il festival Caffeina organizzava le sue serate principali fino a qualche anno fa”.
Fontane che si trovano anche all’interno del ristorante a testimonianza che l’acqua era l’elemento principale di tutto il complesso architettonico abbellito anche da palme portate lì all’inizio del Novecento.
Un piccolo parco archeologico a cavallo tra Pianoscarano e la zona medievale di San Pellegrino, a due passi dai principali monumenti della città di Viterbo.
Daniele Camilli
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