Vetralla – (sil.co.) – Accusata di avere rubato gioielli alla cugina, dopo cinque anni è stata assolta per insufficienza di prove. Nonostante le riprese della videosorveglianza sembrassero incastrarla.
La denuncia risale al 29 settembre 2012. Quel giorno madre e figlia hanno chiamato i carabinieri di Vetralla dicendo che al compro oro di Cura avevano visto due anelli che gli erano stati rubati in casa. Uno con gli zaffiri rossi e uno con le pietre verdi.
Il monile con gli zaffiri risultava venduto il 26 settembre dalla cugina della presunta vittima, finita sotto processo per furto davanti al giudice Silvia Mattei. Dai filmati della videosorveglianza del negozio si sarebbe vista la donna entrare e consegnare degli oggetti e il numero dell’anello sarebbe corrisposto alla sua carta d’identità. Ma i presunti anelli della cugina non sarebbero stati identificabili dalle riprese.
Solo una parte del bottino, che sarebbe consistito in bracciali, collane, orologi e anche una veretta con cinque brillanti. Preziosi di cui, secondo le presunte vittime, si sarebbero perse le tracce.
Lo scorso 15 marzo l’imputata, una sessantenne di Vetralla, si è difesa in aula. “Io ho venduto soltanto un anello, un ciondolo e un orologio che erano rimasti in un cassetto della mamma morta. Avranno sbagliato al negozio”, ha detto, aggiungendo di non spiegarsi come possa essere finita sotto processo.
Non per la pubblica accusa, che ha chiesto una condanna a sei mesi di reclusione e 200 euro di multa. Il giudice, però, sentito il difensore, ha deciso diversamente: l’imputata è stata assolta con la formula che equivale alla vecchia insufficienza di prove.
Nessuna prova certa è in effetti emersa durante il processo che i gioielli venduti al compro oro dall’imputata, quel 26 settembre di cinque anni fa, fossero gli anelli rivendicati dalla cugina. Nemmeno con l’ausilio dei filmati della videosorveglianza.
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