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Inchiesta Malacarne - Gli inquirenti sugli alimenti venduti a scuole, ospedali e caserme: "Non erano più idonei al consumo"

Carne avariata, indagato un viterbese

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Operazione "Malacarne" - La carne sequestrata dai Nas

Operazione “Malacarne” – La carne sequestrata dai Nas

Operazione "Malacarne" - La carne sequestrata dai Nas

Operazione “Malacarne” – La carne sequestrata dai Nas

Operazione "Malacarne" - La carne sequestrata dai Nas

Operazione “Malacarne” – La carne sequestrata dai Nas

Operazione "Malacarne" - La carne sequestrata dai Nas

Operazione “Malacarne” – La carne sequestrata dai Nas

Viterbo – Quelle carni che venivano vendute a mense di scuole, ospedali e caserme “non erano più idonee al consumo umano”. Lo scrivono gli inquirenti nelle carte dell’inchiesta Malacarne, in cui è finito anche un viterbese.

Cinque arresti. Quattro responsabili di un’azienda del Pistoiese operante nel settore del commercio delle carni (la Alessio Carni) e il loro commercialista sono a domiciliari da mercoledì, quando i Nas di Firenze hanno dato esecuzione all’ordinanza d’arresto del gip di Pistoia. Per l’accusa, avrebbero fatto parte “di un’associazione per delinquere finalizzata alla truffa ai danni di enti pubblici, frode nelle pubbliche forniture, commercio di sostanze alimentari nocive e falso”.

Diciannove indagati, tra cui un viterbese: Mario Scala, 49enne di Valentano. Lo riporta il Tirreno. Nel fascicolo della procura di Pistoia sono finiti, spiegano i Nas, “commercianti, responsabili per la ricezioni delle merci, militari e veterinari Asl”. Avrebbero “agevolato – secondo gli inquirenti – i componenti dell’associazione nell’esecuzione del disegno criminoso, in particolare con comportamenti omissivi o conniventi”.

La mala-carne, da qui il nome dell’inchiesta, sarebbe stata venduta a dieci mense comunali (alcune scolastiche) e ad altrettante mense di ospedali. A tre mense dell’Esercito (due delle quali all’estero, in Libano e a Gibuti), alla mensa di un centro di ricerca e a nove mense dell’aeronautica militare. Due di queste nel Viterbese: alla scuola marescialli di Viterbo e al centro logistico munizionamento e armamento di Orte.

In quasi due anni di indagine, i Nas hanno sequestro oltre mezza tonnellata di carne, destinata anche a bambini e degenti di ospedali. Carne “con gravi rischi igienici e sanitari – scrivono gli inquirenti nelle carte d’inchiesta -, non più idonea al consumo umano”. I carabinieri avrebbero accertato la fornitura di carni con tagli qualitativamente inferiori a quelli ordinati, con la scadenza (anche per carni suine, bovine e salumi) prolungata rispetto a quella originaria, sottoponendo così l’alimento a pericoli sanitari. Carni congelate e scongelate più volte, respinte da altre stazioni appaltanti perché, ad esempio, emanante cattivo odore e poi destinata, dopo una lavorazione, a un’altra stazione appaltante. Carni diverse da quelle ordinate e indicate nei documenti, ad esempio consegna di pollo indicato come tacchino.

Ma gli investigatori hanno precisato che non c’è un grave rischio per salute, perché le carni sequestrate ed esaminate non sarebbero risultate tossiche. Sarebbero state nocive solo nel caso di consumo seriale.

Per gli inquirenti, gli arrestati si sarebbero aggiudicati appalti pubblici di forniture alimentari per diversi milioni di euro (sei solo nel 2016), assegnati in base al criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, abbattendo i costi con la somministrazione di alimenti non corrispondenti a quelli previsti. Tra cui carni potenzialmente nocive per la salute, poiché avariate e contaminate da batteri.


Gli arrestati

Francesco Parlanti, per gli inquirenti “promotore, organizzatore e capo del sodalizio”;

Alessio Parlanti, per gli inquirenti “costitutore e organizzatore del sodalizio”;

Bonello Parlanti, per gli inquirenti “costitutore del sodalizio” e “fondatore” dell’azienda finita nel mirino dei Nas: la “Alessio Carni, una ditta di famiglia con sede a Monsummano Terme (Pistoia) operante nella commercializzazione, nel sezionamento e nella lavorazione delle carni”;

Enrico Parlanti, per gli inquirenti “partecipe del sodalizio”;

Spartaco Capaccioli, commercialista, per gli inquirenti “partecipe del sodalizio”.


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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10 novembre, 2017

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