Viterbo – Ce l’abbiamo fatta.
Non era scontato che questa legislatura arrivasse alla fine anche perché è la 17, numero che dicono non porti bene.
E tanto bene agli Italiani non l’ha portato, a guardare per esempio la povertà degli addobbi di questo Natale (2017) che rivela come almeno il 90% della popolazione è piu’ povero e deve pure far mangiare i tanti piu’ poveri arrivati quasi a nuoto verso un bengodi piu’ raggiungibile però da chi li accoglie, cooperative e organizzazioni benefiche comprese.
In cinque anni è avvenuto di tutto: un gruppo di ragazzi toscani ha creduto che la storia, anziché da Adamo ed Eva, cominciasse da Elena e Matteo per rottamare la preistoria della Costituzione, frantumata e poi ricomposta dalla saggezza del popolo, il lavoro “diritto” per farne merce, con la precarietà che si vede, il foglio di via a chi doveva andarci ed è rimasto piu’ potente e tronfio di prima.
Peccato, perché al tempo delle prime primarie molti avevano sperato in Renzi per rimettere sul palco della vita sociale il popolo, la gente, non i nominati col porcellum.
Invece, dal metodo suino siamo cadutinell’enologico rosatellum con gli stessi osti a darla a bere.
Una volta, poi, ci si sentiva sicuri perché c’erano i carabinieri e la Banca d’italia a vigilare sulla legalità e sui soldi. E’ finita con accuse tali ai capi delle due istituzioni che uno straniero intenzionato ad investire in Italia perche’ c’e’il sole se ne fugge in Antartide.
Intanto, in laboratorio ricostruiscono il Berlusconi di trenta anni fa con contorno di fratelli piu’ coltelli che alleati mentre dal basso, come le erbe spontanee dei prati, sono nati i 5 Stelle mandati a furor di popolo ad amministrare comuni dissestati. Come una volta toccava ai comunisti dopo gli sfasci di qualche dc e con la stessa conclusione di allora. Si direbbe “botte e carcerati” perche’ I grillini non sanno stare a tavola con gli altri, quindi sono “incompetenti”.
Così diversi, però, dalla competenza di Maria Elena Boschi, sui cui trascorsi si chiude la legislatura perché appena nominata ministro, da brava figliola, corse a parlare della rovinata banca di suo padre con banchieri vari e con chi la vigilava (Consob e Bankitalia).
Non poteva farlo perché non era di sua competenza, ma il collega Padoan glielo ha detto solo ora fuori tempo massimo.
Quel tempo che in troppi hanno perso e un nuovo partito si è dovuto chiamare “Liberi e uguali” per omaggio alla sostanza della Costituzione riconfermata un anno fa ma ancora disattesa da quei cerchi magici che stanno scegliendo chi candidare tra famigli delle loro case.
E’ il rosatellum e in vino veritas per brindare finalmente fine di questo 17.
Renzo Trappolini
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