Viterbo – Masum non ha ancora 18 anni quando dal Bangladesh parte per l’Italia. A marzo sbarca ad Augusta, in Sicilia. E “a otto mesi dall’attracco, dell’Italia ha visto solo il paese in provincia di Viterbo in cui alloggia, in un piccolo centro d’accoglienza”. Lo scrive Repubblica, che racconta la storia di questo giovane bangladese che per finanziare la partenza dal suo paese ha dovuto vendere tutto. E ora combatte per liberare la famiglia da un debito schiacciante, che si è concretizzato anche con la vendita della casa.
Tutto è iniziato con la malattia del padre, morto per un cancro quando Masum aveva solo 16 anni. “Abbiamo preso un prestito per farlo curare – racconta a Repubblica -, e quando ci ha lasciati ho cercato di lavorare, ma guadagnavo troppo poco, così mi hanno proposto di partire”.
Come i quasi 9mila bangladesi arrivati in Italia dall’inizio dell’anno, Masum è passato dalla Libia. “L’agente del mio villaggio mi ha mandato nella capitale, Dacca, e dopo tre giorni in un hotel, insieme a altri clienti, mi ha portato all’aeroporto”, racconta sempre a Repubblica. Il viaggio dura due giorni, ma è con lo scalo in Libia che iniziano le sorprese. “Dei libici ci aspettavano già sulla pista, ci hanno prelevato e portato fuori città. Per un mese siamo stati chiusi in una stanza sotto terra, con venti persone”. E’ qui che Masum festeggia i 18 anni, con “una pagnotta e una manciata di riso al giorno” e la paura costante di essere ucciso.
“Appena uscito, viene rivenduto a un commerciante, che lo costringe a lavorare 18 ore al giorno nel suo magazzino, minacciandolo quando chiede di essere pagato – scrive Repubblica -. Un ragazzo nigeriano gli propone di proseguire il viaggio, e lui accetta. Una notte raggiungono un hangar di Sabratha, dove staranno due giorni prima di salire sul gommone. Il debito contratto dalla famiglia è salito intanto a oltre 5mila euro, una cifra ‘che mio padre guadagnava in anni di lavoro, prima che l’erosione del fiume si mangiasse quasi tutti i nostri terreni’. Ora, che l’uomo della famiglia è lui, e deve ‘far sposare due sorelle minori’, spera solo in un futuro in Italia”.
Ma il futuro è un’incognita. “A due mesi dall’audizione per l’esame della domanda d’asilo, Masum passa le giornate nel centro d’accoglienza, aspettando di ottenere una risposta. Alla commissione, dice, ‘ho chiesto di farmi rimanere, per poter aiutare la famiglia, minacciata da chi ci ha prestato i soldi’”.
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