Viterbo – Natale senza lavoro e senza stipendi per i dipendenti fino a pochi mesi fa impiegati alla Maico. E per ora, all’orizzonte non si vedono nemmeno gli ammortizzatori sociali.
Non saranno feste serene per le sessanta famiglie che dall’azienda di Orte ricavavano di che vivere.
Cessata l’attività con l’intenzione di cedere tutto di nuovo alla Edilgori, da cui l’aveva rilevata. Le parti si oppongono con differenti motivazioni. Morale della favola, i lavoratori non sanno nemmeno da chi dipendono.
“Una volta ci dicono che siamo ripassati all’Edilgori – dicono i lavoratori – un’altra alla Maico. Intanto da agosto non prendiamo più un soldo. Siamo fermi”.
In attesa non si sa bene di cosa. “Siamo arrivati a Natale e da cinque mesi non percepiamo lo stipendio e non sappiamo che fine faremo. L’ultimo è stato a luglio. Stanno giocando sulle nostre spalle, sulle spalle di sessanta famiglie”.
E se la situazione persiste, non possono nemmeno accedere agli ammortizzatori sociali. Perché non si sa chi li deve chiedere. Quale delle due aziende.
Ieri mattina un gruppo di lavoratori si è ritrovato di fronte al tribunale. Si aspettano che il giudice sbrogli l’intricata matassa e stabilisca a quale delle due aziende devono fare riferimento.
Il sindaco di Orte Giuliani c’è andato a parlare e l’11 gennaio è in programma un incontro. Entro quella data si spera che la situazione si sia chiarita.
Altrimenti, anche la prospettiva avanzata dal deputato Giuseppe Fioroni nell’incontro con la vice ministra Bellanova, rischia di rimanere lettera morta. Ricorso alla cassa integrazione straordinaria per sei mesi, sperando che nel frattempo si faccia avanti un altro acquirente. Ma il presupposto era chiarire a quale delle due aziende fanno capo i lavoratori e di conseguenza, quale deve chiedere la cassa integrazione.
Al momento, in attesa dell’incontro di gennaio, è ancora buio pesto su chi debba fare cosa.
“Ci sono tesi discordanti – spiega il sindaco Giuliani – e l’unico modo che avevo era di parlare con il giudice.
I lavoratori vivono questa grave difficoltà. Se le cose vanno per le lunghe, non possono continuare così. Altrimenti sono obbligati a dimettersi. Ma se si dovesse aprire una prospettiva per nuovi investitori e un piano industriale, qualcuno, se è rimasto, può pensare di tornare al lavoro”.
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