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Bilanci di fine anno 2107 - Sindacati - Intervista al segretario della Cgil Alberto Manzini che chiede uno scatto in avanti per lo sviluppo del territorio

“Un protocollo condiviso per lo sviluppo dell’Alto Lazio”

di Paola Pierdomenico
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Alberto Manzini

Alberto Manzini

Viterbo – “Un protocollo condiviso per lo sviluppo dell’Alto Lazio”. Alberto Manini spera che non restino solo parole. Il segretario della Cgil non ha un buon quadro dell’anno che si è appena chiuso, caratterizzato da crisi occupazionali e chiusure di aziende. Chiede quindi uno scatto in avanti, con la collaborazione di tutti, perché le potenzialità del territorio vangano valorizzate a dovere. 

Si chiude il 2017, che anno è stato?
“Un po’ come il 2016 – dice Manzini – perché novità positive nei nostri territori non ne abbiamo viste. Anzi, ci sono state delle crisi che si sono sommate alle precedenti: ArtCeram, la Alta, la Maico e ci preoccupa la vicenda della Coop. Per quanto ne sappia, non ci sono nuovi investimenti e condizioni che facciano sperare al meglio. L’anno si chiude all’insegna di una continuità pesante e drammatica sul piano occupazionale”.

Come invertire la tendenza?
“Abbiamo provato, insieme a Cisl e Uil, ma anche con le associazioni datoriali, a riunire le forze. La manifestazione del 5 luglio a Monte Romano per la Trasversale aveva un significato più ampio: era una forte e convinta unità sindacale sui temi dello sviluppo del territorio che ha messo al centro la conclusione di quella strada che ha ormai 40 anni e di cui ancora non abbiamo la certezza della fine dei lavori e non perché manchino gli investimenti.

Il fatto che il consiglio dei ministri abbia sottolineato delle prescrizioni, collegate all’avifauna e ai carotaggi ambientali, non ci fa ben sperare. La verità è che chi farà dei lavori deve tenere conto di certi aspetti, difficoltà per cui non si sa ancora quando le ruspe accenderanno i motori per disegnare quel tracciato. Le date sono ancora tutte ballerine”.

Tornando al senso di quella manifestazione…
“Volevamo sottolineare, come sindacati e associazioni datoriali, come lo sviluppo di questo territorio passasse per quell’opera. Incontri che poi hanno prodotto un protocollo presentato in Regione e in cui ci sono le idee di sviluppo dell’Alto Lazio, a partire dal porto fino alle reti di collegamento che non sono solo quelli della Orte-Civitavecchia, ma anche quelle su ferro per migliorare la mobilità delle persone e delle merci e il turismo.

Abbiamo posto le basi di un’alleanza più grande che sarà utile per arrivare a investimenti e finanziamenti europei e rafforzare anche i rapporti con le istituzioni specie quella regionale con cui il confronto è fondamentale per pensare al futuro. Arrivarci quindi con una unità sindacale e non solo, coinvolgendo altre associazioni. E’ questo che ci fa essere più ottimisti perché abbiamo delle idee, le abbiamo condivise e le vogliamo mettere sul tavolo”.

Ci sono quindi degli spiragli?
“Considerando le sinergie con Civitavecchia e l’Umbria, la Tuscia è un territorio che ha tante potenzialità ma che sono ancora poco sviluppate. Forse perché ci sono stati dei ritardi di cui sono responsabili in primis le istituzioni e la politica, senza voler escludere anche i sindacati che probabilmente qualcosa in più potevano farlo. Ho la sensazione, però, che, per anni, si siano valutate le opportunità senza mai realizzarle. Noi abbiamo provato a cambiare questa mentalità ed ecco come nasce il protocollo che comprende la sinergia con Civitavecchia e Roma, le reti viarie e il turismo, ma anche l’ambiente. Interventi di cui tanto si è parlato ma su cui, per la Cgil, non si è fatto molto per promuovere condizioni che avrebbero influito positivamente sullo sviluppo del territorio”.

Avete istituito il premio Petroselli, con quale scopo?
“Un investimento della Cgil politico e non economico, verso e con i giovani perché noi vorremmo che attraverso l’università e con le elaborazioni degli studenti che si laureano, proprio loro possano dare un contributo all’idea di sviluppo del territorio. Sono progetti in fase embrionale, ma siamo riusciti a mettere in fila la compagnia degli attori coi quali stiamo scrivendo il copione sul futuro delle nostre terre. Speriamo quindi di assistere già dal prossimo anno a una controtendenza. Uniti, dobbiamo metterci un po’ di impegno in più”.

E’ comunque fiducioso?
“Sono ottimista del lavoro che stiamo facendo e al quale sicuramente bisogna dare benzina perché dia dei frutti. Chiediamo tavoli e convocazioni in Regione che, se non ci saranno, ci spingeranno ad agire con tutti gli strumenti sindacali che conosciamo e al di là del colore delle giunte. Perché il nostro, non è solo un territorio bello, ma che ha anche tante opportunità che sono state individuate senza però che venissero sfruttate in termini di ricchezza e occupazione.

E’ qualcosa che non ci possiamo permettere. E’ da oltre 30 anni che si parla di piattaforma dell’Alto Lazio che, concretamente, non è mai stata sviluppata: il porto ha i problemi che ha, lo stesso vale per il turismo e il termalismo che non è mai decollato. In questa partita di sviluppo – conclude Manzini -, gli alleati sono determinanti, quindi diamoci da fare visto che di pessimismo ce n’è stato tanto, coi tanti giovani che ancora non lavorano e le persone che continuamente vengono sbattute fuori dai posti di lavoro. Non molliamo la presa”.

Paola Pierdomenico


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30 dicembre, 2017

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