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Cassazione - Civita Castellana - Si sarebbe appropriato dei soldi contenuti nel portafoglio di un uomo morto in un incidente e dei cellulari di una coppia finita in manette

Peculato, condannato ex comandante dei carabinieri

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La suprema corte di Cassazione

La suprema corte di Cassazione

Civita Castellana – In primo grado era stato condannato a cinque anni e dieci mesi di reclusione. Ma la corte d’appello ha “in parte confermato e in parte riformato la decisione del tribunale di Viterbo nei confronti di Ruggiero Maroni”, ex comandante dei carabinieri di Civita Castellana. La corte d’appello “ha confermato la responsabilità penale dell’imputato per tre fatti di peculato, commessi il 10 e il 13 febbraio e il primo marzo 2003. Ha ridotto la pena a due anni e nove mesi di reclusione, dichiarando non doversi procedere per prescrizione, in riforma della condanna penale, con riferimento ad altre contestazioni, ma ha confermato le statuizioni civili relative al reato di rivelazione di segreto d’ufficio, commesso il 14 febbraio 2003”.

All’epoca dei fatti Ruggiero Maroni era comandante della stazione dei carabinieri di Civita Castellana. “Gli episodi di peculato hanno a oggetto l’appropriazione di 70 euro contenuti nel portafoglio di un uomo morto a causa di un incidente, e l’appropriazione dei cellulari di una coppia finita in manette, acquisiti in occasione del loro arresto, anche se non formalmente sequestrati, e caratterizzata, con riferimento a uno dei due telefoni, da denuncia di smarrimento e da risarcimento dei danni con assegno. L’appropriazione di pacchi di pasta, di un rotolo di carta Kuki, di una bottiglia di Chivas, di sei bottiglie d’acqua, di un martello e di una tenaglia, rinvenuti in un’auto rubata e sequestrata a Civita Castellana. L’episodio di rivelazione di segreto d’ufficio ha invece a oggetto la consegna ad alcuni giornalisti delle fotocopie dei cartellini fotosegnaletici delle persone arrestate nel corso di un’operazione antidroga (alcune delle quali costituite parti civile nel processo a Maroni, ndr), e delle fotografie della sostanza stupefacente e dei cellulari sequestrati. Nonché della divulgazione di notizie relative al procedimento penale, sebbene fosse ancora in fase di indagini”.

Contro la sentenza della corte d’appello, l’ex comandante Maroni ha presentato ricorso per Cassazione tramite il suo difensore di fiducia, l’avvocato Remigio Sicilia. Cinque i motivi formulati. Per la suprema corte è però “inammissibile il ricorso per i tre fatti di peculato, e ha dichiarato l’irrevocabilità delle statuizioni”. Ma ha “annullato agli effetti civili la sentenza impugnata limitatamente alla rivelazione di segreto d’ufficio, rinviando per nuovo giudizio al giudice civile competente per valore in grado di appello”.


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2 gennaio, 2018

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