Cultura – Si leggono meno libri… tranne a Viterbo. In Italia i lettori sono in calo. “Passati – spiega l’Istat in un rapporto pubblicato il 27 dicembre scorso – dal 42,0% della popolazione di 6 anni e più del 2015 al 40,5% nel 2016. Si tratta di circa 23 milioni di persone che dichiarano di aver letto almeno un libro nei 12 mesi precedenti l’intervista per motivi non strettamente scolastici o professionali”.
Una situazione che secondo Pasquale Altieri della Libreria dei Salici non si riscontra nella città dei Papi. “Nel 1984, quando abbiamo aperto, c’erano solo 3 librerie. Oggi siamo in 7. Ciò significa che la domanda di libri è aumentata, altrimenti mettere in piedi una libreria sarebbe stato né più né meno che una follia”. Niente male nemmeno i fatturati delle librerie viterbesi che si aggirerebbero attorno ai “2 milioni di euro all’anno”.
L’ultima libreria aperta è della fondazione Caffeina, in via Cavour. Fondazione che ogni anno organizza a Viterbo uno dei festival culturali più importanti d’Italia, che ruota appunto attorno alla presentazione di libri.
A leggere di più sono le donne e i ragazzi tra gli 11 e 14 anni (51,1%). “La popolazione femminile – prosegue Istat – mostra una maggiore propensione alla lettura già a partire dai 6 anni di età: complessivamente il 47,1% delle donne, contro il 33,5% degli uomini, ha letto almeno un libro nel corso dell’anno”.
“Il divario tra uomini e donne nella propensione alla lettura – sottolinea l’istituto di statistica – si manifesta fin dal 1988, anno in cui si dichiaravano lettori il 39,3% delle donne rispetto al 33,7% degli uomini. Nel 1998 la distanza aumenta: legge il 46,4% delle donne e il 36,7% degli uomini; infine nel 2016 la percentuale di lettrici sale al 47,1% e quella dei lettori scende al 33,5%”.
Anche in tal caso Viterbo sembrerebbe fare la differenza. “Il nostro è un pubblico variegato – dice Altieri -. Non c’è differenza, almeno io non l’ho mai riscontrata, tra uomini e donne. Non solo ma si legge di tutto, dalla saggistica ai libri per i ragazzi. I libri di storia vanno per la maggiore. Semmai le persone spendono meno rispetto al passato. Non perché hanno meno voglia di leggere, ma perché c’è la crisi. Scelgono quindi edizioni meno costose, però la voglia di leggere resta”.
Certo, la pressione dei grandi marchi e degli store dove ormai si vende di tutto si fa sentire. Tuttavia le piccole realtà territoriali hanno una marcia in più che gli permettere di resistere e rilanciare. “Le librerie viterbesi – spiega Pasquale Altieri – hanno una clientela radica. Il nostro mercato di riferimento ha un’anima. Una storia sentimentale che dipende molto dalla cultura del libraio. Infatti, il libraio bravo non solo vende ma sceglie e consiglia, stabilendo con il lettore un vero e proprio rapporto personale”.
Passando invece sul fronte dell’editoria, sempre secondo l’Istat “nel 2016 oltre l’86% dei circa 1.500 editori attivi pubblica non più di 50 titoli all’anno; oltre la metà (54,8%) sono “piccoli editori”, che producono al più 10 opere in un anno, e il 31,6% sono “medi” editori, che producono in un anno da 11 a 50 opere. I ‘grandi editori’, con una produzione libraria superiore alle 50 opere annue, rappresentano il 13,6% degli operatori attivi nel settore e pubblicano più di tre quarti (76,1%) dei titoli sul mercato, producendo quasi l’86% delle copie stampate”.
“Un lavoro difficilissimo – commenta Davide Ghaleb, editore viterbese dal 1998 -. In provincia di Viterbo le case editrici sono 7. E sono tutte di piccole dimensioni, eccezion fatta per quella che una volta era Stampa alternativa. Riusciamo a sopravvivere essenzialmente per due motivi. Il primo, facciamo tutto per conto nostro, dalla scelta dei libri da pubblicare alla grafica fino all’impaginazione. Il secondo, di solito l’editore ha anche altre entrate provenienti da altri lavori oppure strutture di riferimento, come ad esempio librerie di proprietà o musei, dove poter poi distribuire i libri stampati. Altrimenti è un lavoro con cui non si campa. A meno che uno non riesca a vivere con 500 euro al mese”.
Anche l’online non aiuta. “Vendere sul web – dichiara Ghaleb – significa dover applicare una scontistica del 50% e prendere i soldi dopo un anno, e il guadagno non c’è più”.
Infine, un ultimo dato nazionale riportato nel rapporto Istat. “Nel 2016 circa una famiglia su dieci non ha alcun libro in casa, dato ormai costante da quasi un ventennio”.
Daniele Camilli
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY