Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Gentile dottor Mattioli,
mi preme replicare ad alcune delle sue osservazioni comparse recentemente su Tusciaweb.
Tralasciando la prima parte delle stesse, su cui il sottoscritto ritiene di non poter intervenire per mancanza di competenze in merito, emerge un suo malcelato disgusto in merito allo “sconcertante” dato secondo cui al decimo posto della classifica delle notizie più lette della testata risulti – orrore e raccapriccio – la cronaca di una battuta al cinghiale.
“Qualcuno – scrive -, voglioso di interpretare la realtà sociale che ci circonda, rifletta sul fatto che ancora oggi nel XXI secolo, in una società ampiamente scolarizzata e cosiddetta avanzata, una battuta di caccia attiri più lettori dell’annuncio di una mostra di alto livello, di una benemerita iniziativa culturale, della denuncia di un ostacolo alla civile convivenza e via dicendo”.
Il suo auspicio è stato esaudito: ho letto con attenzione il suo intervento e mi preme ribattere ad alcune delle sue affermazioni che, mi permetta di dirlo, possono spesso risultare capziose e mosse da pregiudizio, oltre che formalmente errate.
Le sue considerazioni partono con un parallelismo: diversi i tempi, stesse le immagini. Alle vecchie e sbiadite stampe in bianco e nero si sostituiscono moderne immagini digitali. Quello che non cambia è il soggetto: uomini, anche donne (provi a parlare con loro di maschie inclinazioni, la prego), ritratti assieme alle loro prede, stanchi e felici dopo una giornata di caccia.
Cosa trova di strano in questo? Non accade forse lo stesso con qualsiasi altra attività umana? Non esistono forse, ieri come oggi, foto di viaggi, sport e panorami? Cosa c’è di tanto scandaloso nel fatto che l’attività venatoria continui a esistere oggi come millenni fa e continui a regalare momenti lieti a milioni di persone in tutto il mondo?
Segue con la seguente considerazione: “Quella non mi sembra l’immagine di un abbattimento selettivo”. Considerazione esatta ai limiti dell’ovvietà: quella raccontata nell’articolo è una tradizionale battuta di caccia al cinghiale, non ha nulla a che vedere con gli abbattimenti selettivi, che si svolgono secondo altri regimi regolatori e con altre modalità operative. Leggendo – neanche troppo attentamente – l’articolo, potrà notare come il concetto di abbattimento selettivo non compaia minimamente nel testo dello stesso. Dando per scontata la sua preparazione in merito (spero concorderà con me nell’affermare che nessuna persona che possa dirsi intellettualmente onesta vada a scrivere qualcosa su argomenti che non conosce), mi chiedo come possa esserle capitata tale svista.
Non serve ricordare come la caccia abbia accompagnato l’evoluzione biologica dell’uomo e il suo sviluppo intellettuale, dalle incisioni rupestri fino al Nobel per la produzione letteraria di tale Ernest Hemingway passando per Federico II di Svevia e il nostrano Mario Rigoni Stern. La caccia non si contrappone alle “mostre di alto livello” o alle “benemerite iniziative culturali” care alla società ampiamente scolarizzata e cosiddetta avanzata di cui lei parla: la caccia è cultura, istruzione, ricerca.
Ce lo ricordano i docenti, i ricercatori e i professionisti che lavorano o si sono formati presso l’Università della Tuscia, punto di riferimento riconosciuto per la ricerca nel campo della gestione faunistica. Ma anche lo stesso Mibact, il quale qualche anno fa ha avuto l’ardire di promuovere una mostra sull’ars venandi in età moderna nella cornice di Villa d’Este a Tivoli.
Per fortuna le attività agro-silvo-pastorali, cui la pratica venatoria è strettamente connessa, sono ancora presenti e radicate nel tessuto economico e sociale della provincia di Viterbo; personalmente mi sento di affermare – ma prenda le mie parole col beneficio d’inventario, ribadisco di non essere un esperto – che siano ben pochi gli abitanti della Tuscia a non avere amici o parenti cacciatori (sempre che non lo siano loro stessi). Che sia questo il banale motivo dei 39mila click?
Cordialmente,
Roberto Tuccini
Cacciatore
Articoli: Serrani: “Fuori luogo paragonare i cacciatori a chi spacca le bottiglie…” – Mattioli: Tira più una battuta al cinghiale che… – Oltre 50 milioni di visualizzazioni nel 2017
