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L'opinione del sociologo - Riflessione sulle dieci notizie più cliccate su Tusciaweb

Tira più una battuta al cinghiale che…

di Francesco Mattioli

Francesco Mattioli

Francesco Mattioli

Viterbo – Le “dieci notizie” più cliccate su Tusciaweb invitano a una breve riflessione.

A ben vedere, si tratta di episodi di cronaca nera: morti, suicidi, indagati, sesso spinto, con l’eccezione – a dir poco sorprendente – di una fortunata battuta di caccia al cinghiale, decima per un soffio dalla nona.

Non è una novità; un famoso adagio del giornalismo americano recita che “se un cane morde un uomo non è una notizia, se un uomo morde un cane è una notizia”, a sottolineare che ai lettori preme soprattutto indagare sugli accidenti e gli incidenti, piuttosto che sulla normalità.

E non inganni l’iniziativa del “Corriere della Sera” di riservare un inserto alle buone notizie; in un mondo complicato, aggressivo e irresponsabile come il nostro stanno diventando curiosi e degni di attenzione persino certi episodi che dovrebbero essere normali, come il cittadino che restituisce un portafogli pieno di soldi o une équipe medica che assicura un servizio di pronto soccorso la notte di Capodanno.

E tuttavia la tradizionale pietas del popolo italiano, a braccetto con la curiosità morbosa eccitata dalla retorica mediatica, produce inevitabilmente un focus di attenzione soprattutto sulle morti tragiche, sulle tristi storie, sulla violenza gratuita ed efferata.

Se, come probabilmente è salutarmente vero, Tusciaweb (come un po’ tutta la stampa libera) è stata “rompicoglioni” per tutto il 2017, non lo è stata certo per aver riportato notizia di una triste storia, ma per aver denunciato, proposto, invitato alla riflessione, all’autocritica, per aver aperto le sue porte al contributo dei lettori, insomma per aver fatto comunicazione nel senso più alto del termine (cioè aver fatto in-formazione). Eppure…

Ma veniamo al punto vero che ha stimolato questo intervento: il decimo posto in graduatoria dell’esito di una battuta di caccia, cioè di una notizia di cronaca sostanzialmente “minore”.

Quella foto di allegri cacciatori che si vantano di aver sterminato un bel po’ di cinghiali, con la certezza di aver fatto ripulisti di voraci distruttori di orti, ma anche in voluttuosa attesa di un bel ragù, ci riporta a vecchie immagini di quando una battuta di caccia riempiva i migliori ricordi di intrepidi sparatori.

Quelle carcasse di cinghiali messi in posa feroce la dicono lunga sulle maschie inclinazioni di certi cacciatori: sbaglierò certamente, ma quella non mi sembra l’immagine di un abbattimento selettivo, di un provvedimento di riequilibrio ecologico e ambientale, piuttosto mi appare come l’esaltazione di un atavico istinto di sangue, di fare preda.

Certo, tanti agricoltori saranno stati contenti di veder tutelati i loro raccolti, ma come mai 39mila contatti su una faccenda del genere?

Qualcuno, voglioso di interpretare la realtà sociale che ci circonda, rifletta sul fatto che ancora oggi nel XXI secolo, in una società ampiamente scolarizzata e cosiddetta avanzata, una battuta di caccia attiri più lettori dell’annuncio di una mostra di alto livello, di una benemerita iniziativa culturale, della denuncia di un ostacolo alla civile convivenza e via dicendo.

Per carità, nessun moralismo; occorre compiacersi perché certa gente riesce a divertirsi in compagnia, senza fare del male a nessun umano; tutto sommato, molto meglio loro che quelli che di notte spaccano bottiglie in centro, facendo diventare quelle antiche vie un baccanale e un orinatoio a cielo aperto.

Ma restano certi interrogativi. E le eventuali risposte, quali che siano, non sono particolarmente confortanti.

Francesco Mattioli


 – Oltre 50 milioni di visualizzazioni nel 2017

3 gennaio, 2018

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